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Conflitto d’interesse: ecco perchè quella dei Cinquestelle è un’arma spuntata

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Conflitto di interessi? Si è già discusso a lungo nella scorsa legislatura di come superare la legge di Franco Frattini e rendere più stringenti le norme, anche allo scopo di mettere in difficoltà Silvio Berlusconi.

Luigi Di Maio ha rilanciato la “vecchia idea”, di cui Antonio Di Pietro parla dal lontano 1994. La maggioranza che ha provato a mettere nel mirino il Cavaliere nei giorni scorsi è la stessa che si sta configurando in queste ore, composta da M5s e Pd.

Il  questore di Montecitorio, il pentastellato Riccardo Fraccaro, e la deputata dello stesso partito, Fabiana Dadone, presentarono proposte che sono state poi unificate  nel 2015  con quelle di Gianclaudio Bressa (Pd) e Irene Tinagli (Scelta civica). 

Le “Disposizioni in materia di conflitti di interessi nonché delega al Governo per l’ “adeguamento della disciplina relativa ai titolari delle cariche di governo locali e dei componenti delle autorità indipendenti di garanzia, vigilanza e regolazione” scritte dal grillino era applicabile a “presidente del Consiglio, ministri, viceministri, sottosegretari, commissari straordinari di governo, membri delle Authority e degli organi di vertice della Banca d’Italia, presidenti delle Regioni e delle Province autonome e componenti delle rispettive Giunte, parlamentari italiani e consiglieri regionali”.

Il Cavaliere non ricopre nessuno di questi ruoli ed eventualmente potrebbe decidere di candidarsi per diventare europarlamentare nel 2019. L’incompatibilità che chiedevano pentastellati e Pd, che aveva avuto via libera a Montecitorio a fine 2016 ma non è mai stata approvata dal Senato, prevedeva oltretutto che “l’incompatibilità relativa alle attività imprenditoriali può essere evitata attraverso l’adozione degli strumenti indicati per superare i conflitti di interessi, a partire dal blind trust”, cioè l’affidamento della gestione ad una terza persona.

Come è noto il fondatore di Fi non è più amministratore di nessuna delle sue aziende e da molto tempo ha mandato avanti i figli nei ruoli apicali o ha mantenuto in quei ruoli manager di sua fiducia che agiscono per conto proprio. E’ sufficiente che il Cavaliere resti fuori dal governo e dal parlamento italiano perché la legge non lo interessi minimamente.

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