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Il mattone in Italia, dieci anni di dramma. Ecco i numeri Istat e Bri

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Il mattone in Italia? Male, anzi malissimo. Lo rivela l’Istat i cui dati fanno sfortunatamente il paio con quelli diffusi qualche settimana fa dalla Banca dei regolamenti internazionali (Bri).

Per l’Istat, anche nel 2017, i prezzi delle abitazioni sono diminuiti dello 0,4% rispetto al 2016 quando la variazione annua era stata pari a -0,8%.

Si tratta del sesto anno consecutivo di flessione dei prezzi, nonostante una ripresa dei volumi di compravendita (+5,1%).

Quella del 2017 – almeno quello –  rappresenta la diminuzione più contenuta dal 2012, ma rispetto al 2010 i prezzi di mercato delle case sono mediamente scesi del 15,1%.

Le cose vanno anche peggio se si guarda ai prezzi reali delle case, cioè depurati dell’inflazione, e quindi in grado di misurare il potere d’acquisto e l’effetto ricchezza del mattone.

L’ultimo rapporto della Bri segnala che, nel III trimestre del 2017, nel complesso delle economie avanzate i prezzi medi reali delle sono cresciuti del 3,7% rispetto al III trimestre del 2016, tornando ai livelli pre-crisi, cioè sui livelli del terzo trimestre del 2007. Una traversata nel deserto durata 10 anni.

Solo Italia e Grecia sono rimaste al palo, anzi proseguono in retromarcia. Nella sola aerea dell’euro, il terzo trimestre del 2017, si è chiuso a +3%, sebbene i prezzi restino ancora del 6,7% sotto i livelli pre-crisi. Boom in Olanda, Irlanda e Portogallo dove si sono registrati aumenti intorno a +10%. In Germania si viaggia a +4%, Francia +3% e Spagna +2%.

“Nell’Eurozona rimangono molto differenze” nell’andamento dei mercati immobiliari nazionali, scrive la Bri, sottolineando come continui la “moderata flessione dei prezzi in Italia e Grecia.

Nel Belpaese, i prezzi reali delle case viaggiano sottozero dall’inizio del 2008, con una perdita continua del potere di acquisto del mattone. Succede solo in Italia.

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