Candidati vip alle elezioni, dieci casi in cui è finita malissimo

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Prendi una celebrità, mettila in lista e l’elettore, avendo familiarità col personaggio, lo vota. No, non è così semplice. Se fossimo la “penisola dei famosi” avremmo avuto Pippo Baudo al governo per trent’anni. E Belen sottosegretaria ai selfie. Ma non funziona così. La fama non si traduce automaticamente in consenso. Lo stesso Baudo cinque anni fa rifiutò la candidatura a governatore della sua Regione, la Sicilia, propostagli dal Pd. A ognuno il suo mestiere. E Pippo ha “inventato” la tv, mica le Regioni a Statuto Speciale. Certo, qualcuno potrebbe obiettare citando l’esempio di Beppe Grillo, il più clamoroso caso di travaso dal mondo dello spettacolo alla politica. Ma, se vogliamo dirla tutta, erano trent’anni che il comico genovese faceva comizi in tv. Era già un homo politicus. Aspettava solo il veicolo, Internet, e un guru, Casaleggio, per dare forma al pensiero.

E ora che succede? Che è cambiata la legge elettorale; che Grillo ha fatto un passo laterale; che il Movimento 5 Stelle non può più essere un esercito di anonimi nerd. Sembra un paradosso, ma Gianroberto Casaleggio è stato il più brillante esegeta del Porcellum, sistema che affidava al leader ogni decisione sulle candidature. Nel 2013 il M5s ha portato in Parlamento gente comune, senza esperienza e sensibilità politica, totalmente passiva al cospetto del carisma grilliano. Manco “onorevoli” li si poteva chiamare, ma “cittadini”. In cinque anni il meccanismo perfetto studiato dalla Casaleggio e Associati un po’ si è inceppato, qualche decina di parlamentari si è ribellata, ma più per l’avidità di portarsi a casa la diaria intera che per il fastidio di dover chinare la testa di fronte al capo. Però questo è il passato. Grillo si è rotto coglioni dell’attivismo politico e ha fatto crescere una classe dirigente riducendo il suo cono d’ombra. Non c’è più il Porcellum e le nuove regole di voto impongono ai partiti di scegliere candidati riconoscibili. Specie nei 348 collegi uninominali da strappare agli avversari. Dove la persona conta quanto il simbolo a Cinque Stelle.

Avendo il MoVimento una struttura ancora acerba, dove devono trovarli un po’ di nomi buoni i Cinquestelle? Oltre alla pesca a strascico nella Rete con le Parlamentarie, la via più facile è fare casting tra i vip. Sì, anche nell’odiosa “casta” dei giornalisti. Sono così venute fuori le candidature di Gianluigi Paragone (La Gabbia), Emilio Carelli (ex Mediaset e Skytg24), la “iena” Dino Giarrusso (che ha declinato), il conduttore di Rtl Max Viggiani. Ma anche quella di mister “salga a bordo cazzo!”, il capitano Gregorio De Falco, e di Elio Lanutti, leader dei consumatori in passato vicino a Tonino Di Pietro. A dire il vero, anche il Partito democratico sta valutando di buttare nella mischia un po’ di nomi eccellenti. Matteo Renzi ha sondato Lucia Annibali, l’avvocatessa aggredita con l’acido divenuta il simbolo della lotta alla violenza sulle donne. Ma anche il virologo Roberto Burioni e l’ex allenatore della nazionale di pallavolo Mauro Berruto. Silvio Berlusconi? Gioca in casa e per lui è la cosa più naturale da fare. Lo ha sempre fatto. Le porte del Parlamento potrebbero aprirsi per Adriano Galliani, ex ad del Milan, e per alcuni giornalisti del Gruppo, in primis Alessandro Sallusti e Clemente Minum. Il Cavaliere aveva pensato anche ad alcune candidature “nazionalpopolari” su cui puntare nella circoscrizione estero. Sono stati contattati Toto Cutugno e Al Bano, con l’obiettivo di fare leva sulla notorietà dei due cantanti oltre confine. Poi al presidente azzurro è stato fatto notare che non funzionano così i meccanismi del consenso all’estero. Vale più una capillare operazione epistolare (e un budget milionario per realizzarla) che due strofe di “Felicità”.

Infine non dimentichiamo che i precedenti sono avvilenti. I vip che si sono cimentati negli ultimi anni hanno fatto quasi tutti flop. Male i personaggi del piccolo schermo (l’attore Francesco Benigno in Sicilia, la presentatrice Simona Tagli a Milano, gli ex Gf Roberta Beta, Daniela Martani e Patrick Pugliese), male gli sportivi (l’ex calciatore Daniele Massaro a Milano, l’ex saltatrice Sara Simeoni in Veneto, l’ex nuotatrice Alessia Filippi a Roma), male i giornalisti (Dino Boffo in Veneto), malissimo i “parenti di”. Non sono riusciti a farsi eleggere Maria Fida Moro (figlia di Aldo) in lista con Giachetti nella capitale. Né Rachele Mussolini, altra nipote del Duce, con Fdi. Tantomeno Aldo Maria Biscardi, nipote del compianto giornalista sportivo, che ottenne un solo voto. Il suo. Manco quello del nonno, all’epoca in vita.       

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