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Le startup sono piccole e poco “rosa”, ma almeno resistono

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Aumentano il numero delle startup innovative italiane, i loro dipendenti e il valore della produzione. Le giovani imprese falliscono poco ma diventano grandi ancora meno: esiste  un problema di dimensioni e di capacità di crescere.

La “Relazione annuale del Ministro al Parlamento sullo Startup Act italiano fotografa un ecosistema in espansione, ma ancora alle prese con zavorre. Al 30 giugno 2017, le startup innovative erano 7.398. In un solo anno sonno aumentante di 1456 unita’ (+24,5%) e in due del 74%. Aggiornando il dato a dicembre, le iscritte arrivano a 8315.

La “geografia” delle startup italiane è sempre più diffusa: ce n’è almeno una in 1.518 comuni italiani (su quasi 8.000) e in tutte le province del Paese.

I grandi centri fanno da poli attrattivi, soprattutto Milano, dove ce ne sono 1207, il 14% del totale e il 62% della Lombardia. Sono molte più di quelle nelle altre due regioni che compongono il podio: Emilia-Romagna (862) e Lazio (813).

Le startup innovative rappresentano ancora una frazione ridotta delle società di capitali attive in Italia: sono pari allo 0,67%. L’incidenza è ben oltre la media solo ad Ascoli Piceno e Trieste (1,88%). Tra le grandi province, Milano supera la media nazionale (1%, al decimo posto), mentre Roma è al di sotto (0,41%, al 71esimo).

Le 7.398 startup hanno dato lavoro a 34120 persone, con 23.858 fondatori e 10.262 dipendenti.  Il fatto che vi siano ancora molti più fondatori che dipendenti ci racconta un sistema ancora pulviscolare, che vive soprattutto di risorse (umane) proprie. Il il 21,5% delle startup ha in maggioranza soci under 35, percentuale più che tripla rispetto alle altre società di capitali.

Le donne startupper sono ancora poche: solo una su cinque e solo il 15% delle startup innovative è partecipato in maggioranza da donne.

Secondo i bilanci 2016, le iscritte al registro hanno prodotto beni e servizi per 773 milioni di euro (si arriva a 2 miliardi allargando alle Pmi innovative). La crescita è del 32% rispetto all’anno precedente, ma il fatturato medio resta molto basso: 164.000 euro. La percentuale di fallimenti è bassa: tra le iscritte nel 2013 solo una startup su dieci non esiste più. Il merito, secondo la relazione, è anche di un insieme di agevolazioni: esonero dai costi camerali, dilazione dei termini per il ripianamento del capitale sociale in caso di perdita, disapplicazione della fiscalità sulle società di comodo e in perdita sistematica.

 Di Redazione

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