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Sesso e adolescenza. Un terzo dei ragazzi ha problemi (e non lo sa)

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I ragazzi devono chiedere, gli adulti devono rispondere.

In Italia l’eiaculazione precoce è un problema per un terzo dei sessualmente attivi. Si tratta di un esercito di 6 milioni di uomini. Moltissimi sono giovani che arrivano a considerare il problema con uno specialista solo dopo aver superato i 30 anni. Questo perché non conoscono il proprio corpo o in molti casi non ricevono la giusta educazione sessuale.

Negli ultimi anni, gli strumenti di diagnosi e cura sono aumentati e ciò ha permesso di diagnosticare in numero maggiore anche le forme organiche che prima venivano etichettate come funzionali e quindi non rispondenti ai farmaci. Di questo argomento, sempre più attuale, si è discusso durante il XIII Congresso della SICGEM che aveva per titolo “L’evoluzione della chirurgia genitale maschile: novità a confronto” e si è tenuto a Roma dal 27 al 29 novembre presso la Sala Convegni del Consiglio nazionale delle ricerche.

Il programma del congresso di Roma

La riunione dei luminari del settore è servita a portare un po’ di chiarezza sui dati e a dimensionare il fenomeno. In base a studi recenti condotti in Europa e negli Stati Uniti, in una popolazione di uomini di età compresa tra i 18 e i 70 anni, il 49.6% degli uomini risulta essere affetto da eiaculazione precoce primaria, il 34.6% da eiaculazione precoce secondaria, e il 15.8% da una forma di eiaculazione precoce saltuaria. Non tutte le eiaculazioni precoci sono infatti uguali.

Si distinguono le forme primarie da quelle secondarie: le prime si osservano negli uomini giovani, sin dai loro primi tentativi di rapporto sessuale, le seconde invece si manifestano dopo un periodo di attività in cui l’uomo ha sperimentato un controllo e tempi di eiaculazione normali.

“É fondamentale la diagnosi differenziale fra organicità e funzionalità – afferma il Professor Giovanni Alei, Presidente della Società Italiana Chirurgia Genitale Maschile – per effettuare terapie mirate che vadano nella direzione della desensibilizzazione o in quella di un approccio farmacologico integrato dalla terapia sessuologica”.

 

 

Il Professor Giovanni Alei durante il Congresso Sicgem

 

Il primo step è quindi affidato all’esame obiettivo dello specialista che riveste ancora un ruolo molto importante per valutare un’eventuale congestione prostatica, un frenulo breve, una fimosi o i segni di eventuali processi infiammatori a carico del glande.

“Un primo approccio diagnostico – aggiunge il dottor Piero Letizia, specialista in Urologia e Andrologia, e co-presidente del Congresso della SICGEM – può essere la somministrazione di un questionario e l’uso di esami strumentali che consentano di valutare sia la sensibilità vibratoria sia termica (caldo-freddo) e quindi di dimostrare un’ipersensibilità del glande o del pene. Tutti gli esami sono accessibili in forma ambulatoriale e solo in centri molto specializzati”.

Le terapie, col passare degli anni, sono diventate molto più efficaci e risolutive. “Da pochi anni – conclude Letizia – esistono farmaci mirati molto validi che, purché usati dopo un accurato percorso diagnostico, danno ottimi risultati nelle precocità psicogene. Per precocità di natura organica, invece, la correzione di problemi anatomici, come incurvamenti congeniti e frenulo corto oppure la parziale desensibilizzazione chirurgica, risolvono definitivamente il problema”.

Da più di 15 anni la SICGEM riunisce e raccoglie gli studiosi del settore e, grazie ai suoi incontri, è servita ad innovare fortemente le tecniche e a far parlare di argomenti che, solitamente, non sono mainstream. L’Italia in questo settore è considerata una eccellenza mondiale, ha dato un apporto fondamentale alla letteratura scientifica. Tutti i congressi della SICGEM, compreso quest’ultimo, sono caratterizzati dalla “live surgery”, con la proiezione dal vivo degli interventi.

 

Di Redazione

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