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Incredibile, ma vero. Ora è Veronica a dover ripagare (60 milioni) a Berlusconi

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Una donna non si può “arricchire” grazie all’assegno di divorzio del marito. L’unica cosa che va garantita è che non ci sia “degrado esistenziale del coniuge economicamente debole”. La sentenza emessa dalla Corte di Appello di Milano nell’ambito della vertenza tra Silvio BerlusconiVeronica Lario e che avrà come effetto un “risarcimento” dell’ex moglie all’ex marito (milionario) è salutata con stupore e favore dell’associazione avvocati matrimonialisti italiani. L’ex attrice dovrà restituire il denaro ottenuto a partire dal febbraio 2014, oltre 60 milioni di euro.

 

Berlusconi coi figli e l’ex moglie. Foto da Twitter

“E’ una sentenza storica, la prima che ci fa toccare con mano il passaggio dal vecchio al nuovo diritto di famiglia. La Corte d’Appello di Milano, con una sentenza davvero coraggiosa, fa suo il nuovo orientamento espresso dalla Cassazione per cui, sulla base del principio della autosufficienza economica e non più del tenore di vita, ha ritenuto non solo di revocare l’assegno attuale di divorzio ma addirittura di condannare alla restituzione di tutti gli assegni precedentemente ricevuti”, dice Gian Ettore Gassani, presidente dell’Ami. Per l’avvocato “la partita comunque non è finita, adesso si giocherà in Cassazione, chiamata a valutare la bontà di questa applicazione di un suo principio. Certo, la Corte d’Appello di Milano dimostra che il diritto di famiglia italiano ha subito un vero e proprio scossone, che spazza via almeno quartant’anni di orientamenti giurisprudenziali”.

Ma la sentenza Berlusconi è applicabile anche ai casi di separazione, oltre che di divorzio?

“Le due fattispecie restano distinte, perché la separazione, al contrario del divorzio, non scioglie il matrimonio; anche se già ora nelle separazioni si tende a dare la precedenza a garantire il tenore di vita dei figli piuttosto che quello dei coniugi”, spiega ancora. Quanto alla retroattività, secondo Gassani, quello “è un principio più volte sancito, che la Corte d’Appello di Milano ha ritenuto di applicare in questo caso”.

 

 La commissione Giustizia della Camera sta esaminando da settimane una proposta di legge presentata da un gruppo di deputati del Pd e da Stefano Dambruoso di Civici-innovatori, prima firmataria la presidente dell’organismo parlamentare, Donatella Ferranti.

La nuova legge mira a stabilire che “con la sentenza di divorzio, il tribunale dispone l’attribuzione di un assegno allo scopo di compensare, per quanto possibile, la disparità delle condizioni di vita dei coniugi determinata dallo scioglimento del matrimonio (o dalla cessazione dei suoi effetti civili)”.

In pratica si cerca di dare un seguito normativo a recenti sentenze della Corte di Cassazione, come ad esempio quella dell’ex ministro Vittorio Grilli, richiamata anche nel caso che vede protagonisti il leader di Forza Italia e l’ex coniuge, che nello stabilire l’entità dell’assegno divorzile, hanno ritenuto superato, “nell’ambito dei mutamenti economico-sociali intervenuti, il riferimento al diritto a mantenere il tenore di vita goduto in costanza di matrimonio”. 

 

Di Redazione

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