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Come si vota col Rosatellum bis? Guida minima per appassionati

Come si vota col Rosatellum bis? Guida minima per appassionati

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I collegi uninominali sono pochini: 231  alla Camera e 102 al Senato. Lì vince il candidato più votato, viene eletto solo il primo. L’assegnazione dei restanti seggi avviene invece con metodo proporzionale nell’ambito di collegi plurinominali. Le soglie di sbarramento sono due: 3% per i partiti che corrono da soli, 10% per le coalizioni. Entrambe le soglie dovranno essere raggiunte a livello nazionale, quindi non sarà sufficiente un exploit in una singola Regione.

Sono questi i capisaldi del nuovo testo di riforma elettorale che prende il nome di “Rosatellum bis” depositato a Montecitorio dal relatore Emanuele Fiano, deputato del Pd, che già aveva lavorato sul vecchio sistema, il Tedesco.

Il testo, come la precedente proposta del Pd, ricalca il Mattarellum. Viene però invertita la percentuale dedicata ai due sistemi: il 36% sono collegi uninominali e il 64% proporzionali con collegi plurinominali.

Il nuovo testo base del relatore piace a Forza Italia, Lega e Alternativa popolare, ma anche a fittiani e Ala, il partito di Denis Verdini.  Contrari il Movimento 5 stelle (che ne uscirebbe molto penalizzato), Articolo 1-Mdp e  Giuliano Pisapia.

 

Emanuele Fiano, Pd, da Instagram

QUANTI SONO I COLLEGI?

Alla Camera i 630 seggi saranno assegnati in questo modo: 231 eletti in collegi uninominali (pari al 36%), 386 eletti con metodo proporzionale in piccoli collegi plurinominali (64%), un collegio uninominale per la Val D’Aosta, 12 nella circoscrizione estero con metodo proporzionale. Al Senato, invece, i 315 seggi assegnati così: 102 eletti in collegi uninominali, 206 in piccoli collegi plurinominali, un collegio uninominale per la Val D’Aosta, 6 nella circoscrizione estero.

DOVE VINCE IL PRIMO CHE ARRIVA

La proposta contiene un sistema elettorale misto in cui l’assegnazione di 231 seggi alla Camera e 102 seggi al Senato è effettuata in collegi uninominali: vince il candidato più votato. L’assegnazione dei restanti seggi avviene con metodo proporzionale nell’ambito di collegi plurinominali.

Alla Camera, il territorio nazionale è ripartito in 28 circoscrizioni. Ciascuna circoscrizione è ripartita in collegi uninominali ed in uno o più collegi plurinominali. Sono complessivamente costituiti 231 collegi uninominali ripartiti in ciascuna circoscrizione sulla base della popolazione. Per la assegnazione del restante numero di seggi, con metodo proporzionale, ciascuna circoscrizione è ripartita in collegi plurinominali costituiti dalla aggregazione del territorio di collegi uninominali contigui e tali che a ciascuno di essi sia assegnato, di norma, un numero di seggi non inferiore a tre e non superiore a sei.

CENTRODESTRA O CIASCUNO PER SE’?

I partiti non sono costretti a costituire coalizioni, anche se il sistema le favorisce, seppur blande. La coalizione è unica a livello nazionale e i partiti in coalizione presentano candidati unitari nei collegi uninominali.

4 CANDIDATI PER VOLTA

Il  numero dei candidati non può essere inferiore a due né superiore a quattro: nessun candidato può essere incluso in liste con lo stesso contrassegno in più di tre collegi plurinominali. Matteo Renzi, per dire, potrà candidarsi in tre collegi contemporaneamente. Il candidato in un collegio uninominale può essere candidato altresì nei collegi plurinominali, fermo restando il limite di tre.

COME SI VOTA

L’elettore vota il contrassegno della lista prescelta ed il voto è attribuito anche al candidato. Nei collegi uninominali il seggio è assegnato al candidato che consegue il maggior numero dei voti. Per i seggi da assegnare alle liste nei collegi plurinominali, il riparto avviene a livello nazionale, con metodo proporzionale, tra le coalizioni di liste e le liste che abbiano superato le soglie di sbarramento.

DOPPIO SBARRAMENTO

Lo sbarramento è al 3% per le liste singole e del 10% per le coalizioni; per le coalizioni non vengono comunque computati i voti dei partiti che non hanno superato la soglia dell’1%. Il deputato eletto in più collegi plurinominali è proclamato nel collegio nel quale la lista cui appartiene ha ottenuto la minore percentuale di voti validi rispetto al totale dei voti validi del collegio. Il deputato eletto in un collegio uninominale e in uno o più collegi plurinominali si intende eletto nel collegio uninominale. Il testo presentato dal Pd contiene una delega al Governo – da esercitare entro 30 giorni dall’entrata in vigore della legge – per la determinazione dei collegi uninominali e dei collegi plurinominali della Camera e del Senato.

di Redazione

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