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"Una famiglia", il regista Riso dice la sua sul film più discusso di Venezia 74

“Una famiglia”, il regista Riso dice la sua sul film più discusso di Venezia 74

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Si è svolto ieri l’appuntamento veneziano dei ‘CineCocktail – Incontri ravvicinati del miglior tipo: cinema, cocktail e chiacchiere in libertà’ ideati e condotti da sei anni dalla giornalista e scrittrice Claudia Catalli. Al centro dell’incontro, svoltosi in collaborazione con Cybex nello Spazio Fondazione Ente dello Spettacolo, il film-caso in concorso a Venezia 74: “Una famiglia” di Sebastiano Riso.

“Una famiglia”, che vede come protagonisti Micaela Ramazzotti, già diretta dal regista in “Più buio di mezzanotte”, e il cantante e attore francese Patrick Bruel, racconta la difficile storia di una coppia molto affiatata. Dietro l’apparente tranquillità della coppia, però, si nasconde un terribile progetto di vita che consiste nel sacrificare la loro possibilità di diventare genitori a favore di quelle coppie che non possono avere figli. Ma arrivata a quella che il suo istinto le dice essere l’ultima gravidanza, Maria inizia ad avere dubbi e ripensamenti…

Patrick Bruel si è concesso alle domande del pubblico e ha rivelato: “Mi è stato affidato il personaggio più oscuro e complesso di tutta la mia carriera. Sono contento di essere stato scelto per un ruolo che mi ha permesso di mettermi alla prova lavorando a lungo su me stesso. Per entrare nel ruolo ho immaginato questo personaggio come un uomo che vede nei figli un pericolo per la coppia. Ho provato a non giudicarlo, a non pensare a come avrei agito io al suo posto. Con un personaggio così controverso non è stato semplice”.

Ospite di CineCocktail anche il regista Sebastiano Riso, che ha dichiarato: “Questo film non parla di uteri in affitto, ma di una coppia legata in maniera viscerale. Una coppia che conduce un business terribile, la vendita illegale dei figli. Il tema è tratto da una realtà purtroppo radicata in Italia, abbiamo condotto molte ricerche al riguardo. Ovviamente abbiamo alleggerito l’approccio per dare un senso poetico alla storia, non volevamo fare un film d’inchiesta”.

Tanti i temi sviscerati tra un cocktail e l’altro: “L’omosessualità com’è raccontata in Italia è insopportabile – continua Riso – perché trasuda di finto perbenismo e omofobia: la realtà è che esistono persone, il loro orientamento è un discorso a parte. Persone che si amano. E che magari vogliono avere un figlio. Il mio film pone una domanda: che cos’è una famiglia? Una donna sola con il suo bambino, come nel manifesto, o due papà che vogliono diventare genitori, sono una famiglia?”.

Non poteva mancare una domanda sulle reazioni di stampa e pubblico in queste giornate di Venezia: “Un film è sempre frutto di un lavoro complessivo. Ormai ai festival si ha la malsana abitudine di vederlo con l’atteggiamento di un cecchino pronto a sparare lì dove è possibile”, conclude Riso riferendosi anche alla bordata di fischi che ha accompagnato l’anteprima di Mother di Darren Aronofsky: “Dovremmo concordare tutti nel ritenere l’accanimento, i fischi e il comportamento da stadio nei festival del tutto inaccettabili”.

di Sacha Lunatici (foto Ufficio stampa)

Guarda il trailer di “Una famiglia”:

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