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"Figli di papà" attenti: il 50% di voi finisce male. Lo dicono i dati

“Figli di papà” attenti: il 50% di voi finisce male. Lo dicono i dati

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Si fa presto a dire “figli di papà”. Non sempre i figli di imprenditori, infatti, riescono ad ereditare tutto quello che si aspettano, a mantenere il loro stile di vita di quand’erano solo “junior”.  Sono infatti 35.000 gli imprenditori che sono coinvolti ogni anno nel “passaggio generazionale”, ma solo il 20% delle aziende ha già definito accordi per la successione prima che il “passaggio” sia necessario.

A dimostrarlo dati del Centro di ricerca sulle imprese di famiglia (Cerif) presentati durante il Meeting di Rimini. Secondo lo studio, delle 4,5 milioni di imprese operanti in Italia, l’82% sono familiari e la quasi totalità (98%) ha meno di 20 dipendenti.

Il 42% delle prime 100 imprese italiane sono familiari mentre il 46% delle imprese familiari ha la generazione successiva impegnata in azienda. Il che significa che meno della metà dei “figli di papà”, decidono di proseguire l’opera del loro genitore.

Solo il 15% supera la terza generazione, coi nipoti che scelgono di proseguire l’opera dei nonni.

Sono molte e importanti, nel nostro Paese, le aziende che nascono da una famiglia. Le più famose sono decisamente la Fiat degli Agnelli – che oggi, però, è una grandissima multinazionale – ma anche la Benenetton degli omonimi industriali veneti o la Luxottica dei Del Vecchio.

I dati che dimostrano come il passaggio tra le generazioni non sia affatto scontato e che sarebbe utili che gli imprenditori si organizzassero prima, per evitare che siano notai ed eredi a spartirsi quote e incarichi, sono stati presentati con la mostra organizzata dalla Compagnia delle Opere, in collaborazione con Confartigianato e Forum delle Associazioni Familiari, “Perche’ tutto possa esistere – La creatività delle generazioni, la crescita delle imprese”.

Di S.L.

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