Spendere meno in prodotti e formazione, investire. Ecco il piano taglia-deficit di Baldassarri

Spendere meglio in prodotti e formazione. Ecco il taglia-deficit di Baldassarri

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Ridurre la spesa pubblica di 50 miliardi per anno senza tagliare pensioni, sanità e servizi sociali? Si può fare! Ne sono convinti, almeno, al Centro studi Economia Reale dell’economista ed ex viceministro dell’Economia nell’ultimo governo di Silvio Berlusconi, Mario Baldassarri, che ha sintetizzato le sue proposte in una lettera aperta spedita al Governo a conclusione del convegno “Analisi 2013-2017: i numeri della XVII legislatura”.

Baldassarri ha analizzato le previsioni degli ultimi 5 Documenti di economia e finanza (Def) e le ha messe a confronto con i dati reali del ministero dell’Economia.

Il risultato è che le previsioni non si sono mai realizzate con scostamenti più o meno estesi e la situazione dei conti pubblici resta problematica, nonostante i progressi fatti. Per esempio, il debito pubblico è asumentato in 5 anni dal 127% al 132,5% del Pil (5,5 punti in più), nonostante la riduzione di 18 miliardi di interessi passivi dovuto al quantitative easing della Bce.

Il deficit pubblico è sì calato dal 3,1% al 2,2% del Pil, ma la spesa pubblica in cifra assoluta è aumentata di 19 miliardi, dagli 820 del 2012 agli 839 del 2017, mentre le entrate totali dello Stato sono passate dai 772 miliardi del 2012 agli 800 previsti per quest’anno, con un aumentom dei 28 miliardi.

Mario Baldassarri è stato viceministro dell’Economia

Quel che è preoccupante è che la spesa pubblica corrente primaria è aumentata nei 5 anni della legislatura di ben 44 miliardi, mentre gli interessi passivi sono diminuiti di 18 miliardi come già detto e gli investimenti si sono ridotti di 7 miliardi. Insomma, gli ultimi governi, nonostante le continue spending review non sono riusciti a tagliare effettivamente la spesa corrente improduttiva, i cosiddetti “sprechi”.

E qui arriva la proposta di Baldassarri, che nella sua lettera a Paolo Gentiloni e Pier Carlo Padoan propone di ridurre di 20 miliardi (10 nel 2018 e 10 nel 2019) la spesa per acquisti di beni e servizi della pubblica amministrazione, spesa che è passata dagli 86 miliardi del 2000 ai 133 del 2016, con un aumento del 54% rispetto a un aumento dell’inflazione del 33% nel periodo.

E’ esplosa soprattutto la spesa per acquisti di beni e servizi sanitari: dai 38 miliardi del 2000 ai 70 del 2016, con un aumento di ben l’86%. La spesa per beni e servizi è quindi aumentata molto più dell’inflazione.

In secondo luogo, Baldassarri propone di ridurre di 30 miliardi (15 nel 2018 e 15 nel 2019) i trasferimenti statali in conto corrente e conto capitale, pari a 50 miliardi l’anno, a una vasta platea di soggetti, dalle imprese alle Regioni: solo la spesa regionale per la formazione professionale di dubbia utilità assomma a 17 miliardi e potrebbe essere ridotta e ricentralizzata.

“Dovrebbero essere garantiti solo i 12 miliardi di fondi per Fs, Anas e trasporto locale, ma tutto il resto va drasticamente ridotto.

Coi 50 miliardi di risparmi di spesa proponiamo poi di aumentare di 10 miliardi gli investimenti in opere pubbliche e di ridurre le tasse a famiglie, lavoro e imprese.

Se il governo avesse il coraggio di intervenire su questa spesa corrente poco produttiva per aumentare gli investimenti pubblici e ridurre le tasse, il Pil potrebbe raddoppiare, dall’attuale 1-1,2% al 2% e potremmo recuperare il livello di crescita pre crisi non nel 2028-2032, ma nel 2022-2023”,commenta Baldassarri. Il governo in carica terrà conto di questi suggerimenti?

di Redazione

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