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I conti della Cgia: "Piccole imprese soggette a un controllo ogni tre giorni"

“Piccole imprese, un controllo ogni tre giorni”. La Cgia dà ragione a Flavio Briatore

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Una piccola azienda italiana può essere soggetta a ben 111 controlli da parte di 15 diversi istituti, agenzie o enti pubblici. In linea puramente teorica, praticamente uno ogni 3 giorni.

A calcolare la cifra monstre è stato l’Ufficio studi della CGIA di Mestre che, rispetto alla prima rilevazione eseguita nel 2014, trova che la situazione sia addirittura peggiorata. Nonostante il numero dei controllori sia rimasto pressoché lo stesso, infatti,  le possibili ispezioni sono aumentate di 14 unità.

Non si può lavorare in Italia. Evidentemente la burocrazia conta più di ogni altra cosa. Così non mi interessa”, aveva denunciato pochi giorni fa Flavio Briatore. L’imprenditore ha deciso di non portare a termine la realizzazione del suo nuovo locale, il “Twiga” di Otranto, a causa proprio dell’eccesso di controlli. “Ormai sono fuori. Avevo dato una licenza, l’ho ritirata”, ha detto il titolare della società Billionaire Lifestyle Sarl, che aveva deciso di investire sulla costa salentina.  “Mi sembrava una cosa buona per tutti. Però, evidentemente, a qualcuno non piaceva: vorrei capire se tutte le centinaia di attività come quella hanno ricevuto praticamente un controllo al giorno per un mese e mezzo come è successo a questa”, ha concluso l’ex manager della Renault.

Sono molti gli imprenditori che si arrendono di fronte alle lungaggini della burocrazia. L’elaborazione della CGIA riporta, in estrema sintesi, le aree, il numero di potenziali ispezioni e le strutture pubbliche coinvolte:

Ambiente e sicurezza nei luoghi di lavoro. Quest’area è la più a “rischio”, dal momento che interessata da 56 possibili controlli che possono essere effettuati da 10 enti ed istituti diversi.

Le voci più a “rischio” riguardano la conformità/mantenimento dell’ efficienza degli impianti (elettrici, idrici, gas, etc.) e il rispetto delle norme antincendio. In entrambi i casi sono 6 diversi enti che hanno specifiche competenze in materia di controllo.

Nel primo caso possono intervenire l’Asl, l’Inail, l’Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente, i Vigili del Fuoco, Nas e/o Noe e/o Capitaneria di Porto e il Comune/Polizia municipale. Nel secondo caso, invece, l’Asl, la Direzione territoriale del lavoro, l’Inail, i Vigili del Fuoco, Nas e/o Noe e/o Capitaneria di Porto e il Comune/Polizia municipale.

Altrettanto “impegnative” sono le voci riferite alle autorizzazioni agli scarichi, alle emissioni in atmosfera, alla gestione dei rifiuti e al rispetto degli obblighi di verifica delle attrezzature di lavoro.

Fisco. Il numero dei controlli è pari a 26 e sono 6 le agenzie e gli enti coinvolti;

Contrattualistica. Nel’’area lavoro il numero dei possibili controlli si attesta a 21, mentre gli istituti e le agenzie interessate sono 4;

Amministrativa. Questo settore registra 8 controlli che sono ad appannaggio di 3 diversi enti ed istituti.

“Con una legislazione farraginosa e spesso indecifrabile  qualsiasi imprenditore, soprattutto se piccolo, corre il pericolo di non essere mai a norma”, commenta il coordinatore dell’Ufficio studi, Paolo Zabeo.

“Pertanto, l’eventuale ispezione da parte dell’ente pubblico viene vissuta come un incubo, come una calamità da evitare assolutamente. Per superare questa impasse non ci resta che sforbiciare il quadro normativo, rendendo più semplici e comprensibili le leggi, le circolari e i regolamenti attuativi”, aggiunge.

“I tempi e i costi della burocrazia sono diventati una patologia che caratterizza negativamente il nostro paese. Non è un caso che molti operatori stranieri non investano da noi proprio per l’eccessiva ridondanza del nostro sistema burocratico. Incomunicabilità, mancanza di trasparenza, incertezza giuridica e adempimenti troppo onerosi hanno generato un velo di sfiducia tra imprese e Pubblica amministrazione che non sarà facile rimuovere in tempi ragionevolmente brevi”, afferma il segretario della CGIA Renato Mason.

 

La CGIA ricorda che secondo un’indagine realizzata da Promo PA Fondazione, l’81 per cento delle imprese con meno di 50 addetti, vale a dire le piccole, è costretto a ricorrere a consulenti esterni per fronteggiare questo nemico invisibile: ovvero la cattiva burocrazia; di cui il 70 per cento ad integrazione o a supporto del lavoro svolto dagli uffici amministrativi che operano all’interno dell’azienda, mentre l’altro 11 per cento si affida a terzi per tutte le incombenze.

In questi ultimi anni, il costo della burocrazia che grava sul sistema produttivo delle Pmi ha superato, secondo gli ultimi dati elaborati della Presidenza del Consiglio dei Ministri, i 30 miliardi di euro l’anno: praticamente quasi 2 punti di Pil.

di Redazione

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