La scimmia della notizia

Trentamila donne (all'anno) rinunciano al lavoro per un bebè. Ecco come se ne può uscire

Quote rosa nei cda, è quasi bingo. Ma solo 3 donne su 100 comandano davvero

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Aumentano, anno dopo anno, le donne che entrano a far parte dei consigli d’amministrazione delle società. La legge per le cosiddette “quote rosa” scritta da Lella Golfo, Alessia Mosca e “patrocinata” dall’allora ministro per le Pari Opportunità Mara Carfagna, ha consentito al nostro Paese di risalire la classifica.

A certificarlo è il Rapporto Consob sulla corporate governance illustrato nel corso di un convegno centrato sulle analisi di Consob, Comitato per la corporate governance e Assonime – Emittenti Titoli, con le conclusioni dal presidente Giuseppe Vegas.

I membri della Consob al Quirinale. A sinistra il presidente Giuseppe Vegas, al centro il Capo dello Stato, Sergio Mattarella (Foto Consob)

Grazie alla legge sulle “quote di genere”’ entrata in vigore nel 2011, la rappresentanza femminile nei consigli di amministrazione delle società è cresciuta in modo consistente: a fine 2016 le donne ricoprivano il 31,6% dei posti da consigliere (7,4% nel 2011) e il numero delle  “diverse board compagnie” è passato da 135 (52%) a 226 (99%).

Questo non significa che le donne controllino veramente il potere, però.

Secondo lo stesso rapporto, infatti, le donne ricoprono ancora per lo più cariche non esecutive: il loro ruolo come amministratore delegato resta marginale, confinato ad una percentuale compresa tra il 2,5% e il 3,2%.

Solo tre donne sulle cento coinvolte con la legge, dunque, sono i numeri uno delle loro aziende.

Cresce comunque in maniera vertiginosa il numero delle donne che siedono nei cda: il 18% tre anni fa, il 30% l’anno scorso.

La norma cresciuta nella legislatura a maggioranza centrodestra, approvata grazie ad una concertazione tra Forza Italia e Pd,  impone una tutela della quota di genere meno rappresentata per tre rinnovi.

Sarà quindi nel 2022 che si capirà se effettivamente è stato infranto il “tetto di cristallo” che ferma le donne in carriera. In teoria, le percentuali, di qui a cinque anni, potrebbero pure tornare quelle di un tempo, far segnare un arretramento.

Un altro elemento che emerge dallo studio, che analizza più genericamente lo stato delle aziende italiane,  riguarda le società vendute a compratori esteri.

Il numero delle società italiane che risultano oggi “controllate da un soggetto straniero” sono passate dall’8,5% del 2010 al 10% del 2015. Il famoso “shopping” delle aziende, dunque, è purtroppo realtà.

di S.L.

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