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Prodi torna, almeno in libreria: "Non so cos'è la sinistra". E scommette su Pisapia

Prodi torna, almeno in libreria: “Non so cos’è la sinistra”. E scommette su Pisapia

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“Non so cosa oggi si intenda con sinistra. Non posso non constatare che sempre più spesso ricchi si nasce e non si diventa. E penso che l’aumento delle ingiustizie sociali porti alla rottura delle nostre società. Non sono più iscritto da anni al Pd, ma simpatizzo per le idee su cui si è fondato. Diciamo che sono un senza casa ma vivo in una tenda vicina al Pd”. Romano Prodi è tornato.

Due volte premier, poi presidente della Commissione Europea, il professore bolognese torna nelle librerie con un saggio intitolato “Il piano inclinato”. Edito da il Mulino, nel suo saggio il fondatore de L’Ulivo sostiene che “la crescita senza uguaglianza è una trappola che ha reso le nostre società più ingiuste: per disegnare un futuro migliore dobbiamo restituire valore e peso politico al lavoro”.

Il tema di questo decennio, dunque, è la disuguaglianza.

“Mentre il profilo delle nostre società, infatti, veniva profondamente modificato dall’impatto della tecnologia, della finanza e della globalizzazione, ci siamo dimenticati dell’uguaglianza. Ma senza uguaglianza la stessa crescita rallenta e le crepe nella coesione sociale alimentano i populismi, mettendo a rischio la stabilità democratica”, scrive l’ex premier.

Romano Prodi, foto Instagram

Attribuendo alla politica economica nazionale un ruolo tuttora decisivo nella correzione degli squilibri che bloccano l’ascensore sociale e frenano lo sviluppo, il Professore indica le principali aree di intervento sulle quali agire per una crescita inclusiva che inverta la rotta sin qui seguita.

“Adesso si diventa parlamentare a 25 anni con 4 preferenze sul web o per la decisione del capo. Questa è la distruzione della democrazia. Quindi come si ricostruisce? Un po’ con le primarie ma soprattutto con un sistema elettorale che obblighi il candidato a essere attivo sul territorio”, ha spiegato in una intervista al Corriere della Sera, per “lanciare” il saggio. Su una cosa non ha cambiato idea: Silvio Berlusconi va tenuto a debita distanza. “Non capisco come si possa parlare di grande coalizione.

I numeri indicano solo che si finirebbe in una grande confusione. Lo scenario sarebbe quello spagnolo: ripetere le elezioni e ripeterle ancora, ma, a differenza della Spagna, sotto l’assedio delle speculazioni internazionali”, aggiunge col Corriere.

Prodi, fondatore e leader dell’Ulivo, è stato presidente della Commissione europea, due volte presidente del Consiglio e ha diretto il gruppo di lavoro ONU-Unione Africana sulle missioni di peace keeping in Africa.

Professore di Economia e Politica industriale all’Università di Bologna, dal 2010 insegna alla China-Europe International Business School di Shanghai. Tra le sue pubblicazioni ricordiamo “Missione incompiuta. Intervista su politica e democrazia” (Laterza, 2015) e, con il Mulino, “Il capitalismo ben temperato” (1995), “Un’idea dell’Europa” (1999), “La mia visione dei fatti. Cinque anni di governo in Europa” (2008).

“Se tentare un rimedio per ricomporre la società è una soluzione di sinistra, allora il mio libro è di sinistra. Ma a me sembra semplicemente il tentativo di fabbricare un paracadute. In tutta Europa il nuovo populismo si alimenta di queste differenze. La mia è una semplice riflessione “democratica””. Fuori dal Pd, ma in zona, l’ex premier cita un leader politico che non ti aspetti, Giuliano Pisapia: “Col suo Campo progressista, Pisapia ha creato un’attesa. Spetta a lui rispondere a questa attesa”.

di S.L.

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