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Intervista a Romano Reggiani, il (nuovo?) giovane Stefano Accorsi nella serie “1993”

Intervista a Romano Reggiani, il (nuovo?) giovane Stefano Accorsi nella serie “1993”

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In molti lo ricorderanno per la sua partecipazione nella fiction di successo “Una grande famiglia 3” dove interpretava Nicolò, e ultimamente per il ruolo del giovane Adriano nella serie Mediaset “Tutti insieme all’improvviso”.

Ma gli impegni professionali di Romano Reggiani, giovane attore bolognese pieno di talento e con una grande passione per ciò che fa, sono appena cominciati. Fa parte infatti del cast di “1993”, serie tv di successo mondiale – in onda dal 16 maggio su Sky Atlantic e Sky Cinema Uno HD – che racconta il terremoto politico, civile e sociale che ha scosso l’Italia all’inizio degli anni ‘90.
La serie 1993, e in generale l’intero progetto, è nata da un’idea di Stefano Accorsi, che ricopre anche il ruolo del protagonista Leonardo Notte: ed è proprio Romano Reggiani ad interpretare Stefano Accorsi “da giovane” in alcuni ‘flashback’ che ci faranno scoprire il passato di Leonardo Notte.

“1993”, un segno del destino: il tuo anno di nascita ma anche il titolo della serie tv che da ieri sera ti vede tra i protagonisti su Sky. Che cosa ti ha interessato di questo progetto?

“1993” è una serie splendida, girata molto bene e pensata altrettanto bene. La cosa che mi ha reso felice è stata quella di entrare in un’altra dimensione, gli anni settanta. E poi partecipare ad un progetto l’anno in qui sono nato è divertente! La cosa che mi ha interessato di più è stata recitare in una serie italiana di cui dovremmo vantarci.

E sempre parlando di destino, per la seconda volta la tua strada incrocia quella di Stefano Accorsi. Dopo aver lavorato in “Veloce come il vento” – film che è valso ad Accorsi il premio come miglior attore protagonista ai David di Donatello e ai Nastri d’Argento – in “1993” interpreti il giovane Leonardo Notte. Che rapporto è nato con Stefano Accorsi? Ti ha dato dei consigli?

La mia storia con “Italian Race” è stata una storia assurda, perché nel film non ci sono ma ho girato ben quattro scene! È che stavo girando un’altra fiction, ci sono stati problemi di incastri con i giorni e allora il mio personaggio è stato ridotto… solo che poi non aveva più senso e con Matteo (n.d.r. Matteo Rovere, regista e sceneggiatore del film) ci siamo detti di toglierlo, per il bene del progetto… che ora è perfetto! Con Stefano ci siamo trovati subito bene, appunto ci conoscevamo da prima, e quindi è stato ancora più intimo e delicato il nostro lavoro, abbiamo parlato tanto. Stefano è una persona buona, umile e giusta. I consigli da lui li ho sempre rubati dal suo atteggiamento sempre sereno.

Che cosa hai messo di tuo nel personaggio?

Di mio c’è tanto, lasciando stare il fatto che sono di Bologna e quindi questo è già molto… ma ho messo la mia interiorità, i miei sentimenti, mi sono davvero lasciato andare in questo lavoro. Perché le scene erano belle, scritte in modo giusto, e tutto faceva sì che tu potessi uscire fuori dolcemente. Io sono come Leo un po’… noi artisti siamo tutti un po’ come Leo Notte…

Romano Reggiani
Romano Reggiani in una scena della serie “1993”

Quali sono le difficoltà maggiori che ha dovuto affrontare un ragazzo partito da Bologna per diventare un attore?

La paura di non farcela e di tornare da perdente. E poi il fatto del distacco è stato forte… avevo appena finito l’esame di quinta quando mi presero al “Centro sperimentale di Cinematografia” e quindi ho vissuto subito solo, senza nemmeno una pausa riflessiva.

Rispetto a molti ragazzi della tua età sei riuscito a realizzare un sogno. E’ difficile, però, vivere di cultura?

Molto difficile. Da fuori mi rendo conto che è facile giudicare gli altri e gli artisti, lo faccio a volte anche io… perché quando sei un personaggio pubblico tutti pensano che tu stia meglio per forza, perché sei un punto di riferimento alle volte. Ma la realtà è che è difficile. Le certezze in questo lavoro sono sempre poche, e poi trovare qualcuno che ti capisca non è facile… ma sostengo che sia un lavoro come un altro. Al giorno d’oggi chi ha certezze? Vedo i miei amici e sono come me… qui c’è ben poco da star tranquilli…

Hai avuto la fortuna di condividere i set con grandi attori, artisti del calibro di Stefania Sandrelli, Alessandro Gassmann, Sonia Bergamasco. Un ragazzo può essere intimorito?

Assolutamente, e lo sono sempre. Però la cosa importante è sentirsi libero. Nel senso… io non mi vergogno affatto, anzi, lavorare con grandi attori mi stimola il doppio! Imparo il doppio e capisco di più! Tutti sono sempre stati molto carini con me e ho ancora dei bei rapporti che mi porto dietro.

Nel tuo giovane percorso professionale ci sono anche esperienze come regista con ben tre cortometraggi. Meglio dirigere o recitare?

Dirigere è un po’ il mio sogno nel cassetto… solo che il cassetto è come la tenda di Harry Potter… ti perdi e non trovi quello che ti serve. L’anno scorso ho diretto ed interpretato “L’addormentato nella Valle” che è stato un corto molto importante per me. È anche uscito in 10 sale prima di altri film. In questo periodo sto lavorando al progetto del film. Ora però pensiamo a recitare bene che è importante!

Sei nel cast di “È Arrivata La Felicità 2”, le cui riprese sono iniziate lo scorso febbraio. Cosa puoi anticiparci?

Ho fatto solo un cameo perché la casting non riusciva a trovare un giovane Santamaria per alcune scene di ‘flashback’ e quindi so ben poco sinceramente. Lo scoprirò con voi!

di Sacha Lunatici (foto Ufficio stampa)

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