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Intervista a Leonardo Lamacchia: "Dopo Sanremo vi regalo le chiavi del mio mondo"

Intervista a Leonardo Lamacchia: “Dopo Sanremo vi regalo le chiavi del mio mondo”

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Diciamoci la verità: la sua “Ciò che resta”, presentata sul palco dell’ultima edizione del Festival di Sanremo – nella categoria Nuove Proposte – avrebbe meritato la vittoria. Perché è un brano dal testo intenso, uno dei pochi che abbiamo continuato ad ascoltare anche dopo che è calato il sipario dell’Ariston.

Conclusasi l’esperienza sanremese Leonardo Lamacchia – 23enne barese promessa del design industriale che poi ha preferito la musica – non è stato però con le mani in mano: instore, showcase e l’apertura del concerto di Ermal Meta a Bari. Dal 9 maggio, inoltre, è disponibile sui digital store e in radio il suo nuovo singolo “Le chiavi del mio mondo”. Un brano dal taglio più elettronico, che racconta lo spaesamento e la vulnerabilità tipiche del nostro momento storico, ma anche generazionali per un ventenne.

Colpisce moltissimo fin dal primo ascolto la maturità del tuo EP “Ciò che resta”, che porta il titolo della canzone che hai presentato a Sanremo. Come nasce il disco, qual è la sua gestazione?

Il disco nasce dalla collaborazione con diversi autori: Gianni Pollex, Mauro Lusini, Ermal Meta, Roberto William Guglielmi e Francesco De Maria. È un percorso narrativo dove fa da protagonista l’amore in tutte le sue forme filtrate dalla mia giovane esperienza da 23enne.

“Ciò che resta” ha avuto un gran successo su Youtube. Sanremo è stato uno spartiacque nella tua carriera? Come hai vissuto il prima e il dopo?

È stata sicuramente una maniera per arrivare a più persone. Il lavoro non è cambiato, anzi, si è intensificato sia nella scrittura che nella preparazione artistica

Tutte le canzoni portano nei testi un po’ di autobiografia, anche per te è così?

Credo sia complicato cantare parole che non hai vissuto, che non hai detto. Bisogna mettersi a nudo e raccontare solo verità ed emozioni che hai provato

Dal 9 maggio è in promozione il tuo secondo singolo “Le chiavi del mio mondo”. Canti di disorientamento e inadeguatezza ma il ritmo e la musica avvolgono il testo in un velo di ironia. Quanto è importante non prendersi troppo sul serio?

Penso sia fondamentale. In un mondo fatto di preconcetti e di canoni da seguire, l’unica arma che ci rimane a disposizione è l’ironia che ci aiuta a trasmettere dei messaggi in maniera molto più efficace e diretta

Da ventenne, come vedi la tua generazione?

Noi ‘millenials’ abbiamo la grande responsabilità di portare un po’ di bellezza in questo mondo fatto di odio e corruzione. Sono certo che la mia generazione sarà capace di riuscire in questa sfida, cambieremo il mondo

Com’è il tuo rapporto con la Puglia? Il video de “Le chiavi del mio mondo” peraltro è stato girato lì

Abbiamo deciso di girare in Puglia proprio per evidenziare il legame che c’è con questa splendida terra fatta di mare, cibo e verità. È casa mia, e lo sarà per sempre.

Non appena si affaccia nel panorama musicale un nuovo artista si fanno diversi e disparati paragoni: quali esempi musicali hai in mente? Quali sono i tuoi ascolti casalinghi?

Ascolto molta musica. Il cantautorato italiano adesso sta prendendo sempre più spazio nei miei ascolti per i racconti e la semplicità melodica che lo contraddistingue. Penso a Pino Daniele, Lucio Battisti, Modugno sino ad arrivare ai contemporanei Brunori Sas e Marta Donà.

C’è un artista con il quale ti piacerebbe collaborare?

Ce ne sarebbero molti tra cui Mengoni, Elisa e Noemi. Apprezzo molto la loro arte e la loro professionalità.

Recentemente hai aperto un concerto di Ermal Meta. Com’è stato?

Sono onorato di aver potuto aprire un suo concerto a Bari e di aprirne un altro il 17 Maggio a Napoli. Ermal è un grande professionista e mi ha fatto questo bellissimo regalo. È stata una grandissima emozione calcare il palco prima di lui, sicuramente una grande responsabilità. Per fortuna, una volta sul palco, spariscono i pensieri e il cuore si apre alla musica.

Cantante, autore, musicista ma anche una laurea in disegno industriale in tasca. Cosa vuoi fare da grande?

Ho sempre odiato le etichette e l’ibrido mi attrae. Da grande mi piacerebbe essere tante cose rinchiuse in una. Un essere umano.

di Sacha Lunatici (foto Ufficio stampa)

Guarda il video “Le chiavi del mio mondo” di Leonardo Lamacchia:

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