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Pressione fiscale, denuncia (doppia) di Cnel e Confapi: 40% per le famiglie, 68 per le imprese

Pressione fiscale, denuncia (doppia) di Cnel e Confapi: 40% sulle famiglie, 68 sulle imprese

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La pressione fiscale sulle famiglie è al 40%, quella sui guadagni delle imprese sfiora il 65%. A dare l’allarme, pochissimi giorni dopo l’approvazione del Def, sono il Cnel e la Confapi.

«Le famiglie sopportano una pressione fiscale del 40%», ha ammesso, nel corso di un’audizione alle commissioni Bilancio di Camera e Senato  Delio Napoleone, presidente facente funzione dell’organo di rilievo costituzionale che doveva essere cancellato con le riforme istituzionali bocciate col referendum di dicembre.

«Le tasse per le famiglie continuano ad essere troppo alte e in una famiglia-tipo che ha redditi per circa 40mila euro la spesa media per tasse raggiunge la cifra di circa 16.000 euro, il 40% circa del reddito», ha aggiunto. Decisamente troppo.

Delio Napoleone, presidente del Cnel

Secondo lo studioso, in Francia la stessa famiglia avrebbe una pressione fiscale pari quasi alla metà. «Facendo un raffronto con un Paese simile al nostro, ma con servizi migliori, a parità di condizioni per la famiglia francese la somma delle imposte arriva alla media di 8.000 euro», ha concludo Napoleone.

Per questa ragione il Cnel avrebbe suggerito una «riduzione dell’Irpef per la famiglia nel Documento di programmazione economica e finanziaria», ma non è avvenuto.

Poche ore dopo l’audizione, è stata la Confapi, sempre nello stesso “giro” di audizioni a lanciare l’allarme sulle imprese.

I rappresentanti della Confederazione italiana della piccola e media industria ricordano di essere «costrette a pagare allo Stato il 64,8% dei guadagni».

Maurizio Casasco, presidente Confapi

Anche i vertici della Confapi lanciano un allarme: «Purtroppo  non si fa alcun riferimento alla riduzione dell’aliquota Irpef annunciata più volte e ciò costituisce una gravissima perdita di competitività rispetto ai principali Paesi europei, che entro determinate soglie di reddito presentano aliquote di gran lunga ridotte», hanno spiegato in audizione.

Questo «peso fiscale» costituisce, secondo i rappresentanti delle Pmi, un problema: «Scoraggia a investire, ad assumere e spesso scoraggia anche a continuare la propria attività.

Senza misure adeguate per la riduzione del costo del lavoro non ci sarà una ripresa della domanda», ha concluso la Confederazione presieduta da Maurizio Casasco.

di R.P.

 

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