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Fabio Massa

Æffetto Domino, Fabio Massa: “Non è un semplice film. È un inno alla vita” (intervista)

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Fabio Massa è un artista a tutto tondo: attore, sceneggiatore, regista e scrittore. Una carriera – seppur giovane – difficilmente incasellabile in un unico genere, essendosi imposto all’attenzione del pubblico e degli addetti ai lavori con uno scelte tanto personali quanto contemporanee.

Abbiamo incontrato Fabio Massa in occasione della presentazione a Roma di Æffetto Domino, il suo secondo film in veste di regista dopo Linea di Konfine del 2010. Il film racconta la storia di Lorenzo, un insegnante che decide di recarsi in Africa per aiutare bambini privi di istruzione. Questa sua scelta mette in crisi il rapporto con il suo compagno Fulvio che si sente collocato su un secondo piano. Un melanoma lo costringerà a rientrare in Italia e a rivedere le priorità della vita, causando inevitabilmente un effetto domino sulle esistenze di chi gli è accanto.

Æffetto Domino, oltre a contare sulla bravura di Fabio Massa in veste di regista, sceneggiatore e attore, vanta un cast d’eccezione: Cristina Donadio (Scianel di Gomorra 2 e 3), Pietro De Silva (Non ti muovere, La vita è bella), Ivan Bacchi (La finestra di fronte), Salvatore Cantalupo (Gomorra – Il film).

Fabio Massa, regista, attore e sceneggiatore di Æffetto domino
Fabio Massa, regista, attore e sceneggiatore di Æffetto domino

Æffetto Domino è un film che rappresenta un viaggio dentro e fuori di sé. Cosa rappresenta per te il viaggio?

Per me il viaggio è un momento di crescita personale. Un momento in cui capisci (ancora una volta) che fuori dal tuo recinto abituale di vita esistono culture, persone, luoghi in cui vale sempre la pena immergersi. Per me viaggiare significa esperienza, avventura, nuovi stimoli. Adoro farlo e appena posso faccio del mio meglio per vivermi al meglio questa nuova possibilità di crescita.
Nel mio film, invece, il viaggio è il raggiungimento di un sogno, lo svilupparsi di una passione che, purtroppo, a causa di una malattia, non riesce ad esplodere. Il nostro protagonista dovrà fare i conti con la vita che ha deciso di metterlo alle strette. E da questo momento inizia un effetto domino sul suo mondo interiore ed esteriore.

Perché Æffetto Domino è un film e non un film (solo) gay?

Perché in questo film ho cercato di trattare l’amore! Nel senso più universale del termine: amore per la vita, per la famiglia, per i propri valori, per una persona in particolare. Poco importa se questa persona ha lo stesso sesso del protagonista. Non ho raccontato l’omosessualità, ho raccontato l’amore… valore e motore più forte di qualsiasi altra forma di pensiero e di azione.

Pensi che sia ancora “sovversivo”, in Italia, raccontare l’affettività omosessuale?

Credo che i media oramai abbiano raccontato tutto il raccontabile. Siano riusciti, fortunatamente, a far diventare “familiari” situazioni che prima erano tabù! Ma credo manchi ancora qualcosa… nel film c’è un bacio tra due uomini, forte e passionale come potrebbe esserlo quello di un uomo e una donna, e in quell’istante, a volte, in sala vedo ancora imbarazzo.

Quanto è stato difficile cercare di integrare l’aspetto della malattia nella storia, senza cadere negli stereotipi?

Ho cercato di parlare della vita e la sua trasformazione. Benché si tratti di un film che sin dalla prima immagine suggerisce cosa succederà al protagonista, io sono convinto si tratti di un inno alla vita. Alla base c’è molto studio sia autoriale, a contatto con oncologi che mi hanno descritto e suggerito il giusto iter da seguire per risultare “reale” e “realista” nella narrazione, sia da quello attoriale, entrando in forti rapporti con malati, il che mi ha permesso di studiarne i respiri, i movimenti. Tutto questo in cerca della realtà, della verità.

Nell’interpretare un personaggio c’è sempre un po’ il rischio di non riuscire più a distinguere la realtà dalla fantasia: quando finisce Fabio Massa e quando inizia il personaggio?

Questo non è un film autobiografico. Sin dal primo istante conoscevo la linea di confine tra Lorenzo, il protagonista, e Fabio, l’autore. Questo in generale è un punto che, ad oggi, non è mai stato messo in discussione nella mia, seppur giovane, carriera. Il personaggio e il protagonista sono due entità che entrano in forte contatto ma che poi sono dotate di due differenti (e forti) anime individuali.

Sei molto attento ai temi sociali: nel tuo primo film da regista “Linea di Konfine”, per esempio, hai trattato il tema della violenza domestica.

Sempre. Anche nei corti o nei miei libri. Credo nella funzione educativa del cinema. Adoro lasciare un messaggio di riflessione al termine di una proiezione. Ogni autore trova la sua dimensione, questa la mia.

La scrittura è un’altra espressione artistica con cui ami cimentarti. Che effetto fa scrivere un libro rispetto ad un film?

Un libro è un momento magico che un autore vive. La difficoltà è elevate perché devi affidare la riuscita e l’emozione solo attraverso le parole. Non hai musica o montaggio o interpetazione di un bravo attore che ti aiuto. Sei da solo con la tua tastiera. Anche questo è uno splendido viaggio. La mia scrittura, poi, è già molto vicina ad un film. Per il mio ultimo libro (Tutto in una notte, Graus editore) ho realizzato un ‘booktrailer’ proprio come per un film. Il risultato è stato molto sorprendente.

Dalla recitazione alla regia, passando per la scrittura. C’è qualcosa che unisce invisibilmente questi ruoli tanto differenti?

La passione. La voglia di raccontare. E’ un percorso così ben definito con i propri tempi che può sembrare più difficoltoso di quanto lo sia realmente.

Hai un desiderio, alla fine, per Æffetto Domino?

Che continui ad arrivare al pubblico. Dopo l’uscita in sala, del 16 marzo, siamo ancora in giro e tra poco inizieranno i festival (nazionali ed internazionali) e dal prossimo autunno le proiezioni con le scuole, essendo stato il film selezionato dall’Agiscuola nazionale proprio per un tour nelle scuole. Sono felice e spero di emozionare ancora.

Dal dramma al film comico, da Æffetto domino a Se mi comprassi una sedia per la regia di Pasquale Falcone, che uscirà nei cinema l’11 maggio. Puoi anticiparci qualcosa?

Con Pasquale Falcone ho già lavorato nel film Io non ci casco, distribuito poi da Medusa e vincitore del premio Flaiano. Interpreterò un arrangiatore musicale in questa commedia divertente e satirica sul mondo del cinema al fianco di attori della forte tradizione cinematografica/teatrale napoletana: Gianni Ferreri, Benedetto Casillo, Sergio Solli, Rosaria De Cicco, Salvatore Cantalupo. Un bel viaggio. Il film racconta di due produttori cinematografici, i fratelli Tavani, titolari di una piccola società di produzione cinematografica “Tavani Brass”, tentano di imitare il successo dei film di Checco Zalone e propongono a uno sconosciuto cantante partenopeo, “Chicco Resina”, di realizzare un film per intercettare in qualche modo la scia del successo del film campione d’incassi in Italia. Nel film troverete in qualche modo anche il mitico Checco nazionale! Come? Vi aspetto tutti al cinema! Sono molto felice perché il pubblico avrà la possibilità di vedermi con un altro “volto cinematografico”, un passaggio dal film drammatico – Æffetto domino – al film comico/leggero.

di Sacha Lunatici (foto Ufficio stampa)

Guarda il trailer di Æffetto domino:

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