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Dopo Trump, è febbre da Flat Tax: ecco le proposte di Pd, Fi e Lega

Dopo Trump, è febbre da Flat Tax: ecco le proposte di Pd, Fi e Lega

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Donald Trump ha abbattuto la pressione fiscale negli Usa? Qui, in Italia, si discute da almeno un ventennio di come “semplificare”, magari con l’introduzione della cosiddetta Flat Tax.

Matteo Renzi ipotizza – nelle ultime ore prima del voto finale per le primarie che lo confermeranno segretario del Pd – «una riforma del fisco basata su tre sole aliquote».

Ospite a  Porta a Porta ricorda che «Silvio Berlusconi ne aveva proposte due di aliquote, al 22% e al 33%, Pier Luigi Bersani altrettante, al 22% e al 42%», l’ex premier preferisce ridurle a tre.

Il centrodestra, oggi, preferisce rispolverare la “vecchia” idea dell’aliquota unica, la cosiddetta Flat Tax.

Milton Fiedman, ideatore della Flat Tax. (Foto da Twitter)

Ideata da Milton Fiedman, oggetto di studio per molti anni della cosiddetta “Scuola americana” di economia, fu citata per la prima volta nel programma di un partito politico italiano nel 1994, grazie ad Antonio Martino.

Il professore forzista aveva rielaborato quelle teorie per Forza Italia e suggeriva  «una aliquota fiscale unica, uguale per qualunque livello di reddito, che riconosce tuttavia una deduzione personale a tutti i contribuenti, tale da rendere il sistema progressivo», reso obbligatorio dal testo della  Costituzione.

Antonio Martino, economista ed ex ministro della Difesa, con Silvio Berlusconi

Ancora tre anni fa, nel 2014, il Mattinale, ai tempi gestito dal capogruppo forzista alla Camera dei deputati, Renato Brunetta, aveva aggiornato quella idea.

«Riducendo le aliquote e semplificando le regole, si possono ottenere  tassi di sviluppo costanti sopra il 2%», si poteva leggere nel testo.

L’ultima proposta degli azzurri ipotizzava una “fascia no-tax” fino a 8000 euro di reddito e, sopra quella cifra, una deduzione di 5000 euro per ciascun euro.

In quel modo, chi guadagna di meno può avvantaggiarsi di un piccolo “sconto”. I forzisti identificavano nel 22,8% l’ «aliquota di equilibrio» sostenibile  nelle condizioni di debito pubblico enorme nel quale versa l’Italia.

Ma La Flat tax è diventata nell’ultimo biennio un cavallo di battaglia pure della Lega Nord. Matteo Salvini, grazie anche ai lavori del suo pool di economisti di fiducia – Claudio Borghi Aquilini e Armando Siri – ha promosso convegni sul tema e presentato anche un documento.

Matteo Salvini, leader della Lega. (Foto Instagram)

«Il gettito fiscale su Pil pone l’Italia ai vertici mondiali per pressione fiscale: «Il 47,6% sul Pil rispetto al 30,3% della media mondiale contro il 33,7% della Svizzera, il 22% degli Usa, il 37,1% della Spagna, il 34,7% del Giappone, il 45,3% della Germania», scrivevano i leghisti nelle premesse.

Ecco, dunque, la semplificazione: tre diverse proposte da concordare con eventuali e possibili alleati di centrodestra, in vista delle prossime elezioni. La prima è la Flat tax “proporzionale” al 10% sul reddito lordo del singolo contribuente.

La seconda, definita, Flat tax “progressiva”, è al 12% del reddito lordo, al quale, però, cui viene tolta una deduzione fissa, di modo da introdurre una piccola forma di gradualità.

L’ultima ipotesi dei leghisti è una Flat tax che tiene conto del cosiddetto “quoziente famigliare” e, infatti, è stata battezzata Flat tax “progressiva su base famigliare” al 15%, che viene calcolata sul reddito lordo famigliare con una deduzione alta e fissa per ciascun membro della famiglia, di modo da favorire quelle numerose.

di Pietro Cremaschi

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