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E' "femminicidio" per 85 donne uccise su 100. I dati shock della Giustizia

85 donne uccise su 100 sono vittime di “femminicidio”: i dati shock della Giustizia

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L’85% delle donne uccise in Italia rimangono vittime proprio “in quanto” donne, non per altre ragioni. Niente incidenti, criminalità organizzata o altre tragedie: la grandissima parte delle donne assassinate cade per mano di un conoscente con la quale aveva avuto una relazione sentimentale. 

L’incredibile percentuale l’ha fornita il Ministro della Giustizia, Andrea Orlando, nel corso del suo intervento ad un convegno organizzato dall’Ordine degli avvocati romagnoli, a Forlì.

L’analisi statistica è frutto di ricerca estesa a tutti i casi di omicidio preterintenzionale che vedono come vittime le donne, basata sulle circostanze che emergono dalla lettura delle sentenze.

Proprio per questa ragione era nella disponibilità del Guardasigilli, che è stato anche candidato alla segreteria del Pd, sconfitto da Matteo Renzi.

“Su 417 casi di sentenze esaminate nell’arco temporale che va dal 2012 al 2016, 355 ossia l’85% dei casi sono classificabili come femminicidio, sono cioè donne uccise da uomini in quanto donne”, ha sottolineato Orlando.

Andrea Orlando al convegno di Forlì

Non ci sono differenze tra Nord e Sud, centro e periferia. I più violenti con le donne, oltretutto, sono gli italiani: non c’è nessun pericolo “straniero”.

“La distribuzione geografica è sostanzialmente omogenea, la nazionalità conferma la prevalenza di soggetti italiani, gli stranieri sono coinvolti nel 25% dei casi come autori e nel 22,4% come vittime”, ha confermato il ministro.  Un dato simile fu diffuso già nel 2010 dalla Polizia e allora il ministro dell’Interno, che era il leghista Roberto Maroni, protestò.

 

Ogni agosto è il ministero dell’Interno a fornire il numero di vittime per ciascun reato, ma è il titolare del dicastero di via Arenula a sapere le “motivazioni” – se ve ne possono essere – che hanno causato la morte.

 

Il Guardasigilli Andrea Orlando ospite del dibattito su Sky

 Aggiunge Orlando: “Nel 55,8% dei casi tra autore e vittima esisteva una relazione sentimentale. Se aggiungiamo una relazione di parentela raggiungiamo il 75% dei casi in cui la vittima viene uccisa in un ambiente familiare, teoricamente in un ambito protetto e sicuro che spesso invece si rovescia nel suo contrario”.

Il “femminicidio”, che è regolato dal 2009 con una serie di aggravanti, è frequentemente un atto particolarmente efferato. “Quello che più colpisce sono le modalità con cui viene commesso il delitto”, ha aggiunto Orlando, “dal momento che non siamo solo in presenza di esecuzioni rapide con armi da fuoco, ma spesso di casi in cui l’uomo sfoga sulla donna una furia inaudita”.

Non è un “semplice” omicidio come quelli della criminalità organizzata, ma, dice il Guardasigilli, se è possibile, ancora peggio: “Quasi mai i colpi inferti sono uno o due, spesso ‘ un accanimento e spesso la morte arriva dopo una violenza brutale compiuta a mani nude o con qualunque mezzo a portata di mano”.

In termini generali, i “femminicidi” sono in calo costante da anni. Lo scorso novembre, in occasione della Giornata Internazionale contro la violenza sulle donne l’allora ministro dell’Interno, Angelino Alfano, disse che erano state “107 le vittime di femmincidio”, rilevò un “calo del 3%”. E ancora: “Buone leggi producono buoni risultati; sono in diminuzione tutti i reati legati alla violenza di genere: dal 15 novembre 2015 a oggi sono diminuite lesioni (-11%), percosse (-19%), minacce (-16%), violenze sessuali (13%). Questo naturalmente non ci basta, non saremo contenti fino a quando una sola donna ha subito violenza”.

 di Redazione

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