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Calenda contro il dibattito ("provinciale") su Macron: ecco con chi ce l'ha

Calenda contro il dibattito (“provinciale”) su Macron: ecco con chi ce l’ha

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L’ex premier italiano, che domenica sarà riconfermato alla guida del Pd con le primarie, è stato il primo a “spostarsi” sul candidato di En Marche, nonostante un rapporto consolidato – almeno dal 7 settembre 2014, quando si ritrovarono sul palco della Festa de l’Unità di Bologna – con il premier francese e leader del Partito socialista, Manuel Valls. «Bravo Macron: la sfida inizia adesso.

Una sfida che riguarda anche l’Italia. Avanti, insieme», ha scritto Matteo Renzi su Facebook.

Matteo Renzi e Manuel Valls alla festa de l’Unità di Bologna, da Twitter

A tracciare un parallelismo tra la creatura dell’ex banchiere e futuro presidente francese e il Pd, tra Macron e Renzi è Andrea Romano. Studioso ed editore prima di diventare deputato di Scelta civica e poi fedelissimo renziano, rileva «somiglianze importanti» del partito-rivelazione francese col «Pd attuale, riformista, contro l’establishment e contro la conservazione».

Romano “accusa” l’ex ministro francese di avere scopiazzato qualche idea al Pd e, addirittura, usa il risultato d’Oltralpe in chiave congressuale: «Macron si è ispirato ad alcune proposte di Renzi, come il bonus cultura dei 500 euro. E poi la linea è la stessa, quella di un europeismo solido», ha rilevato.

«Macron è più simile a Renzi che al suo sfidante, Andrea Orlando, perché ha uno spirito di riforme più coraggioso», ha aggiunto Romano.

Vede «analogie» tra il candidato presidente in Francia e l’ex premier italiano anche il sottosegretario Gennaro Migliore: «L’analogia tra Macron e Renzi sta nella loro capacità di innovare la sinistra».

Gennaro Migliore e Roberto Speranza

La ministra Marianna Madia ha spiegato ieri che «il messaggio più forte» venuto dalla Francia è che si «può riuscire a cambiare l’Europa attraverso la forza della politica», mentre l’ex collega – poi promossa vicepresidente della Commissione europea – Federica Mogherini, parla del candidato arrivato primo domenica scorsa come di un «orgoglio» della sua generazione.

Entusiasta  Mariano Rabino, presidente di Scelta Civica: sostiene che il centrista abbia «buone possibilità di battere Marine Le Pen» e si dice «pronto a sostenerlo».

Sta accadendo Oltralpe «quello che è successo qui in Italia con la nascita del Pd, la creazione di un grande movimento del riformismo europeo», dice, parlando di En Marche, Piero Fassino, già segretario dei Ds, poi ripetutamente ministro del Pd e sindaco di Torino.

Dice Enrico Letta, ex premier, che vive e lavora a Parigi, adesso: «Macron è a favore dell’Unione europea. In Italia orai l’Ue non piace, ma non si spiega come cambiarla…».

E’ «un uomo mite, un amico, diventerà presidente», dice il sottosegretario Sandro Gozi.

Sandro Gozi, sottosegretario. Foto Instagram

Macron ha estimatori anche nel centrodestra moderato. «È un socialista che ha lasciato la sinistra per collocarsi al centro con grande intelligenza, è un lib-lab come lo sono io e come noi dice sì all’Europa ma non a questa, all’Europa tedesca, delle lacrime e sangue…», ha detto Renato Brunetta.

Renato Brunetta, capogruppo Fi. Foto Instagram

D’accordo anche Stefano Parisi, pure lui ex socialista. Già candidato sindaco del centrodestra a Milano e poi fondatore di Energie per l’Italia tifa: «Forza Macron», scrive su Twitter, sottolineando che la sua vittoria dimostra «che i partiti tradizionali non bastano più».

Stronca tutti – e pure il dibattito – il ministro dello Sviluppo Economico, Carlo Calenda: «La gara italica a chi è più Macron è sintomo di debolezza e provincialismo…».

di Claudio Russo

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