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Bancarelle, almeno loro hanno il segno più. Record di (piccoli) imprenditori del Bangladesh

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Tutto si sta precarizzando, diventa mobile, permeabile ai cambiamenti, più veloce rispetto a un decennio fa. Questo fenomeno non risparmia nemmeno il commercio, che non soltanto è incalzato dal web e dai servizi di vendita e consegna a domicilio che crescono con percentuali a due cifre per ciascun anno, ma è sollecitato anche dalla realtà dei venditori ambulanti, pure lei in crescita, di ben il 30% in quattro anni.  

Il fenomeno emerge dallo studio di Unioncamere-InfoCamere sui dati del Registro delle Imprese, secondo cui tra il 2012 e il 2016 la crescita dell’imprenditoria straniera (+24 mila imprese) è stata determinante per il bilancio del commercio ambulante che si è chiuso con un saldo positivo di 15.000 unità (+8,3%), portando a quasi 195mila il numero complessivo delle imprese del settore.

Positivo anche il contributo delle imprese di giovani under 35, che, evidentemente, sono attratti da questa forma di imprenditorialità che ha costi più bassi. I giovani che, negli ultimi 4 anni, si sono auto-impiegati nei mercati sono stati quasi 1.800 (+5,3% la crescita della componente under 35 nel periodo), mentre sostanzialmente fermo è risultato il bilancio delle imprenditrici (+0,2% nei cinque anni).

 Di contro, il commercio “tradizionale”, quello delle boutique, perde terreno. Complice la deflazione, le “attività commerciali al dettaglio con sede fissa” sono calate di circa 3mila unità, pari allo 0,3%, tra il 2012 e il 2016. La “capitale” delle bancarelle è Napoli, ma è tutto il Sud ad essere teatro del fenomeno.

A Napoli, Reggio Calabria, Pescara e Catanzaro per il commercio itinerante si contano aumenti superiori al 20% nel quadriennio, ma anche a Milano e Roma la variazione del numero delle “attività ambulanti” è molto elevata, rispettivamente del +34% e del +22%.

Tra le categorie merceologiche, la parte del leone la fa quella dei tessuti e articoli di abbigliamento: sono aumentate di tremila unità (6,6%) dal 2012. Il Registro delle Imprese restituisce anche uno spaccato della nazionalità dei neo-imprenditori ambulanti e, quindi, dei processi di integrazione degli stranieri.

Il numero più alto di nuove imprese individuali è stato aperto nel quadriennio da uomini e donne nati nel  Bangladesh (6.659 ambulanti in più, 15.213 imprese in totale). Dietro ci sono i senegalesi: più 2.257 quelli che si sono iscritti al registro. Per quanto riguarda i permessi per le bancarelle, invece, restano in testa alla classifica i marocchini con 40.189 ambulanti, che rappresenta il 39% del totale del comparto.

 

Di C.R.

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