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La “customer satisfaction” sbarca in parrocchia: ecco il questionario per i fedeli

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La “customer satisfaction” è certamente importante. Qualunque esercizio commerciale, ormai, tiene più alla soddisfazione del cliente e alla sua reputazione online che ad altro. Addirittura la pubblica amministrazione è obbligata, dai tempi della prima riforma di Renato Brunetta, quella del 2008, a predisporsi per un feedback degli utenti.

Non era mai accaduto prima, però, che fosse una parrocchia a mettersi in discussione per i suoi fedeli, a chiedere loro un “parere”. “Sei soddisfatto della tua parrocchia? Cosa cambieresti per migliorarla?”.

Per la prima volta una Chiesa ed il suo oratorio hanno messo in campo un programma di customer satisfaction, che comprende un questionario rivolto a credenti e non credenti, quindi agli “utenti” o ai semplici “vicini di casa”.

Il “pioniere” è il Consiglio Pastorale interparrocchiale delle Parrocchie di San Siro, San Bartolomeo e della Misericordia, a Sanremo. “Credente o non credente, praticante o no, siamo convinti che chiunque possa trovare in Parrocchia una porta aperta”, hanno scritto i consiglieri sul sito della parrocchia, notato immediatamente dai quotidiani locali.

“Proponiamo questo sondaggio per  ascoltare ogni voce, dare risalto ad ogni opinione, tenere conto di ogni esperienza per conoscere meglio le proprie comunità e diventare sempre più una “famiglia di famiglie””, si può leggere ancora.

Il questionario della Parrocchia di Sanremo

La Parrocchia è di tutti, anche tu puoi dire la tua!”, (raggiungibile all’indirizzo https://sondaggioparrocchiasansiro.evalandgo.com) può essere riconsegnato anche via email, o, addirittura, via Whatsapp, ma “entro e non oltre il 30 aprile”.

Sicuramente Papa Francesco, che è attivissimo sui social network, e molto “aperto” alle tecnologie apprezzerà. “Facebook e gli altri social network possono essere strumenti utili per la formazione e la comunicazione”, aveva scritto nella Costituzione Apostolica “Vultum Dei quaerere“.

Papa Francesco, però, metteva anche in guardia dalle “varie tentazioni”, esortava la monache di clausura a “un prudente discernimento affinchè siano al servizio della formazione alla vita contemplativa e delle comunicazioni necessarie, e non occasione di dissipazione o di evasione dalla vita fraterna in comunità, nè danno per la vostra vocazione, nè ostacolo per la vostra vita interamente dedita alla contemplazione”.

di R.C.

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