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Dopo Mancuso, il nulla. Così sono fallite tutte le mozioni di sfiducia individuali

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Ci provano continuamente, in media una volta ogni due anni. L’ultimo tentativo è stato quello di sfiduciare Luca Lotti, ma prima ci avevano già provato con Maria Elena Boschi, Roberto Poletti e pure Maurizio Lupi. Eppure è successo una sola volta in 70 anni di storia repubblicana che un ministro fosse buttato fuori per mano del Parlamento, nel 1995, con Filippo Mancuso, Guardasigilli nel governo di Lamberto Dini.

L’ex professore, che era un fine giurista, era stato nominato ministro della Giustizia ma, di lì a qualche tempo, cominciò a prendere di mira il pool di Mani Pulite, mandando in procura gli ispettori ministeriali. L’ex premier, che era un “tecnico”, provò ad ammorbidire le sue posizioni antigiustizialiste, ma non riuscì a contenere le proteste della sua stessa maggioranza. Pds, Popolari, Lega Nord più Rifondazione presero la decisione di sfiduciarlo al Senato e il risultato del voto fu di 173 voti a favore, 3 contrari e 8 astenuti. Mancuso, da giurista, non si dimise nemmeno: fece ricorso alla Corte Costituzionale, che gli diede torto. E’ scomparso nel 2011, viene ricordato come il primo giurista italiano capace di schierarsi contro gli eccessi di certa magistratura del tempo.

Dopo di allora, tutte le mozioni di sfiducia individuali sono concluse con un nulla di fatto. Andò bene anche a Giulio Andreotti che, nel 1984, accusato dal Pci di aver coperto le trame di Michele Sindona, finì “pulito” e, anzi, rafforzato dal voto del Parlamento. Nel 1997 se la cavò egregiamente il ministro dell’Agricoltura del governo di Romano Prodi, Michele Pinto, del Ppi, accusato dalla Lega di non aver tutelato gli allevatori italiani nella vicenda delle quote latte. Poi toccò a Claudio Burlando, nel 1998  ministro dei Trasporti, accusato da Alleanza nazionale di essere corresponsabile di un grave incidente ferroviario.

 

Luca Lotti (Foto Twitter)

Pure l’ex Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, sempre nel 1998, è stato oggetto di una mozione di sfiducia. Nel 2005 si salvò dalla sfiducia il ministro delle Infrastrutture del governo di Silvio Berlusconi, l’ingegnere e imprenditore Piero Lunardi, mentre il caso recente più famoso è quello della mozione di sfiducia contro l’ex ministro della Cultura Sandro Bondi, ai tempi berlusconianissimo, accusato di piccoli crolli nell’area scavi di Pompei.

La Camera respinse. Nel 2013la Camera disse no alla sfiducia chiesta dal M5s contro la ministra della Giustizia Annamaria Cancellieri, che però si dimise. Prima di di quella contro Luca Lotti, la mozione di sfiducia individuale votata e bocciata aveva riguardato un’altra fedelissima renziana, cioè  l’ex ministra delle Riforme Maria Elena Boschi, il 18 dicembre 2015. A chiederla era stato il M5s che l’accusava di <conflitto d’interessi> nella vicenda della Banca Etruria. Unico il caso di Maurizio Lupi: ministro delle Infrastrutture di Matteo Renzi coinvolto in una vicenda nel quale era accusato di avere ricevuto in dono un orologio Rolex, il 20 marzo si dimise prima del dibattito in Aula, “bruciando” tutti sui tempi.

Di G.R.

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