La scimmia della notizia

Minaccia scissioni, scherza con Brunetta, va in sala stampa: Emiliano sbarca in Transatlantico

Minaccia scissioni, scherza con Brunetta, va in sala stampa: Emiliano sbarca in Transatlantico

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Che il suo orizzonte sia più a Nord di Bari,  sia molto interessato a Roma e, nello specifico, al Transatlantico, lo dimostra la comparsa di Michele Emiliano alla Camera dei deputati. Dopo l’intervento di lunedì, in vista dell’assemblea nazionale dem di domenica, il governatore della Puglia si è affacciato alla ribalta nazionale come gli altri suoi colleghi, percorrendo a grandi falcate il corridoio di Montecitorio, sfruttandone la sala stampa come se fosse un parlamentare.

Emiliano, ex magistrato, poi sindaco, oggi governatore della Puglia e “capocorrente” dem, non è sembrato affatto spaesato: “Ci saremo all’assemblea, ma vogliamo evitare la trasformazione del Pd nel “partito di Renzi”, che perde tutte le caratteristiche fondative e crea una mutazione genetica, incompatibile con la storia del cattolicesimo democratico, della sinistra, della liberaldemocrazia, di tutto quello che ha composto la storia dell’Italia progressista”, ha spiegato a un gruppo di cronisti intercettati alla Camera dei deputati.

“Oggi addirittura il segretario prima ancora di dimettersi e di aprire la procedura congressuale ha già fissato l’assemblea del Lingotto; evidentemente a lui la scissione conviene e la sta scegliendo”, ha aggiunto l’ex pm, che ha ricevuto un inedito endorsement da parte di Silvio Berlusconi, che lo stima molto.

Il governatore che nel corso del suo intervento, alla direzione Pd, aveva ricordato le sue “umili origini”, si è intrattenuto a lungo con il vicesegretario dem Lorenzo Guerini.

L’ipotesi della quale avrebbero discusso è quella di fissare il congresso a maggio, non prima, affiancandola ad una conferenza programmatica. Nel giro del presidente pugliese in Transatlantico anche una stretta di mano con Renato Brunetta.

Non è detto che Emiliano finisca per essere lui stesso l’anti-Renzi al congresso. In corsa ci sono già Roberto Speranza ed Enrico Rossi, ma l’uomo che sarebbe destinato a fare la differenza, il più pericoloso per le truppe sulle quali può contare, è il ministro della Giustizia, Andrea Orlando.  Ei segnali di apertura di Renzi? “Sono tutte pantomime; il tono del segretario in direzione è il tono di chi non farà prigionieri. Anche il congresso non è la guerra. Lui non c’entra l’armonia, lo scontro è l’unica arma che ha”, ha tagliato corto.

di Redazione

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