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Più di 50 mila, molte operazioni all'estero. Il nuovo studio shock sulle Mgf in Italia

Più di 50 mila, molte operazioni all’estero. Il nuovo studio shock sulle Mgf in Italia

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Spesso le mutilazioni non avvengono nemmeno in Italia, ma nei Paesi di origine dei loro genitori, in condizioni sanitarie discutibili. Eppure qui da noi, nelle nostre città, ci sono tante – troppe – bambine, ragazze e donne che vengono sottoposte alla disumana pratica delle mutilazioni genitali. Le stime del 2016 rivelano che il numero di donne straniere maggiorenni sottoposte alle Mgf si attesta tra le 46 mila e le 57 mila.

A questo numero già di per sé incredibile bisogna sommare le undici mila minimo e quattordici mila massimo donne originarie di Paesi dove la pratica esiste e le richiedenti asilo. Le dimensioni del fenomeno in Italia sono emerse da una indagine condotta nell’ambito del progetto Daphne MGF-Prev, coordinato nel nostro Paese dall’Universita’ degli Studi di Milano-Bicoccaimare la dimensione di questa pratica tra le comunità residenti.

Le anticipazioni sono state rese note oggi al Comune di Milano, nel corso dell’incontro organizzato da ActionAid in collaborazione con l’amministrazione comunale guidata da Beppe Sala, in vista della Giornata mondiale contro le mutilazioni genitali femminili, che è il 6 febbraio.

Innanzitutto, è opportuno circoscrivere: oltre il 60% delle donne con mutilazioni genitali presenti in Italia proviene da Nigeria ed Egitto, soli due Paesi. Sono però le donne somale nel nostro Paese quelle percentualmente più colpite dal fenomeno: l’83,5% di loro sono state sottoposte alla pratica che l’Onu cerca di mettere al bando da anni.

Dietro, ci sono le nigeriane, colpite nel 79,4% dei casi e le donne provenienti dal Burkina Faso, al 71,6%. Per altre nazionalità, l’indagine realizzata con interviste face-to-face, rivela incidenze minori nelle comunità più numerose, come quella egiziana (60,6%), eritrea (52,1%), senegalese (31%) e ivoriana (11%).

di Redazione

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