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Il Parlamento partorisce l' "Home restaurant", ma le regole sono impossibili

Il Parlamento partorisce l’ “Home restaurant”, ma le regole sono impossibili

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L’ “Home restaurant” adesso, finalmente, esiste. Ma la stessa legge che intende regolamentare la ristorazione casalinga,  che ha avuto slancio grazie alle piattaforme internet e alla sharing economy, si trasforma in un giro di vite.  La prima regola è che l’ “home restaurant” non potrà far incassare al “cuoco casalingo” più di 5 mila euro all’anno e che, soprattutto, il conto del pasto dovrà essere saldato solo ed esclusivamente con sistemi di pagamento elettronico (carta di credito o bancomat) e in tutto non potranno essere serviti più di 500 coperti all’anno.

Questo principio impedirà a coloro che avevano intrapreso questa attività in maniera non professionale di proseguire. Sono questi i paletti introdotti dalla proposta di legge votata dalla Camera dei deputati e che ora passerà all’esame del Senato. Il testo unificato, che racchiude e riassume le proposte a firma 5 Stelle, Pd, Sinistra italiana e Area popolare, si compone di 7 articoli e mira a disciplinare “l’attivita’ di ristorazione in abitazione privata”. Questo irrigidimento non trova d’accordo alcune forze politiche, tra cui i Conservatori e Riformisti, la Lega e i verdiniani. Finora, infatti, non era prevista alcuna disciplina per la ristorazione a casa.

La legge, al contrario, non solo prevede dei requisiti cui attenersi, ma dispone anche delle sanzioni fino alla cessazione dell’attività stessa. La legge introduce una determinata terminologia: si chiama “Home restaurant” l’attività finalizzata alla condivisione di eventi enogastronomici esercitata da persone fisiche all’interno di unità immobiliari ad uso abitativo in cui si ha la residenza o il domicilio, proprie o appartenenti a un soggetto terzo, per il tramite di piattaforme digitali che mettono in contatto gli utenti e con preparazione dei pasti all’interno delle strutture medesime”; si chiama “gestore” invece il “soggetto che gestisce la piattaforma digitale finalizzata all’organizzazione di eventi enogastronomici”; si chiama “utente operatore cuoco”  colui che cucina, mentre si chiama, infine, “utente fruitore”, il cliente del ristorante casalingo.

L’ “Home restaurant” regolare dovrà fornire alcune garanzie, dal momento che tra gli “obblighi del gestore” rientra l’inserimento delle attività nella “piattaforma digitale almeno trenta minuti prima dell’inizio dell’evento enogastronomico” e che sono previste “modalità di registrazione univoche dell’identità” e la partecipazione dell’utente fruitore all’evento enogastronomico “richiede in ogni caso l’assenso da parte dell’utente operatore cuoco”.

Chi organizza la cena o il pranzo, dunque, avrà un nome e cognome verificato, ma pure il “cuoco”, da parte sua, dovrà accettare chi intende presentarsi, verificandone prima l’identità ed eventuali recensioni. Per evitare guai, la legge in discussione obbliga il titolare dell’ “Home restaurant” a stipulare un contratto di assicurazione per la copertura dei rischi derivanti dall’attività. La legge, come già accade per AirbnB, obbliga i titolari o gli aspiranti titolari del ristorante casalingo a comunicare al Comune, per via digitale, le unità immobiliari registrate dalla piattaforma presso le quali si svolgono le attività di “Home restaurant”, secondo le modalità stabilite da un decreto del ministero dello Sviluppo economico.

di Redazione

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