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Il Dow Jones a un passo dal record storico: "Superiamo quota 20 mila"

Il Dow Jones a un passo dal record storico: “Superiamo quota 20 mila”

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Venerdì sei gennaio, il giorno dell’Epifania, il Dow Jones si è fermato poco prima. L’’indice dei titoli industriali quotati a Wall Street, quindi il più importante perché si riferisce all’economia “reale”,  si è spinto fino al massimo storico di 19.999,63 punti. Ancora 0,4 punti e avrebbe superato quota 20.000, che è una soglia psicologica di notevole importanza, ma, soprattutto,  un nuovo picco massimo per la borsa americana. Nessuno se l’era immaginato, ma è stata l’elezione di Donald Trump, che all’inizio sembrava rappresentare più uno spauracchio per i mercati, a dare lo sprint finale alla rincorsa ai 20.000 punti. “Non è una bolla”, chiarisce Jeremy Grantham, dell’omonima casa di investimenti di Chicago, famoso per aver predetto la bolla tecnologica del 1999 e la crisi del credito del 2008. “Sebbene i prezzi attuali siano al confine statistico di una bolla, nessuna delle condizioni economiche o psicologiche che la caratterizzano è presente”, spiega Grantham alle agenzie americane. Quota 20.000 punti rappresenta l’ultima tappa di una rincorsa cominciata all’inizio del 2009: colpito duramente dall’esplosione della bolla subprime, l’indice Dow Jones scese al minimo di 6.547 punti, ancora sotto alla quota del marzo 2003, quando sull’onda lunga dell’attentato alle Twin Towers calò fino a quota 7.436. Da quel 9 marzo 2009 l’indice è ripartito: l’iniezione di liquidità della Federal Reserve con i Quantitative Easing a ripetizione  ha consentito all’indice di tornare sopra i livelli pre-crisi, ovvero quota 14.164, nel febbraio 2013 e poi continuare a salire in scia al miglioramento dell’economia statunitense. Dal giorno del voto per le presidenziali americane, quello che ha visto trionfare il ricchissimo imprenditore,  il dollaro ha risalito la china sull’euro salendo ai massimi da 14 anni, portando con sè anche i rendimenti dei titoli governativi. “Il sistema finanziario statunitense è molto più forte di prima della crisi”, ha detto il governatore della Fed, Jerome Powell, per mettere a tacere le voci di possibili speculazioni.

Di R.P.

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