La scimmia della notizia

1700 miliardi di euro per gli interessi: così il debito ci è costato un anno di Pil

1700 miliardi di euro per gli interessi: così il debito ci è costato un anno di Pil

by

Millesettecento miliardi di euro gettati al vento per pagare gli interessi sul debito pubblico, un anno di Pil sprecato. L’unica buona notizia è che nessuno, a Bruxelles, potrà dire niente almeno sull’andamento virtuoso dei conti pubblici, al netto della spesa proprio per il debito cumulato nei decenni passati. Negli ultimi 20 anni il nostro Paese a è l’unico tra i “big” dell’area euro ad aver sempre fatto segnare un saldo primario positivo, a parte l’eccezione del 2009, anno del crac finanziario globale. Nemmeno Germania e Francia, i cui leader ridevano del presidente del consiglio italiano, sono riusciti a collezionare un tale numero di risultati positivi: tra il ‘96 e il ‘16 il saldo tra entrate e uscite tedesche è stato in rosso in sei occasioni, mentre i francesi  solo in cinque anni hanno prodotto un avanzo primario. Per l’Italia dalla finanziaria del primo governo con l’eurotassa – ideata da Carlo Azeglio Ciampi – per entrare nel “club” dell’euro ad oggi, il saldo primario totale a prezzi correnti sfiora i 700 miliardi di euro, sulla base dei dati raccolti dal Ministero dell’Economia e delle finanze e dell’Istat.

Mediamente il nostro Paese ha generato un avanzo primario intorno al 2%, mentre la robusta Germania, che pure esporta moltissimi prodotti in più, “solo” lo 0,3%. I risultati migliori sono stati fatti segnare tra il 1996 e il 2000, a cavallo tra i governi di centrosinistra e di centrodestra, quando l’avanzo primario oscillava tra il 4,4% e il 6,2%. La situazione si è fermata tra il 2005 e il 2010 quando il saldo primario è stato quasi vicino allo zero. L’anno 2009 ha fatto segnare un risultato negativo per 12,4 miliardi di euro.

Nonostante gli sforzi per far costare meno lo Stato, nello stesso arco di tempo il debito pubblico è lievitato di oltre 600 miliardi di euro, mentre la spesa per gli interessi è leggermente calata grazie al progressivo calo dei tassi. Lo “spreco” maggiore, sempre secondo Mef e Istat, risale agli anni Novanta, alla fine della Prima Repubblica: nel decennio la spesa per interessi sul debito è stata costantemente sopra i 100 miliardi di euro l’anno, con un picco nel 1992-1993 che ha comportato l’uscita della lira dallo Sme e un saldo interessi superiore all’equivalente di 150 miliardi di euro. Solo nel 2009, secondo anno di governo dell’ultimo esecutivo di Silvio Berlusconi, la spesa è scesa sotto la soglia dei 100 miliardi e si è progressivamente ridotta fino ai 70 miliardi del 2005.

Per il 2016 mancano ancora i dati ufficiali, ma i tassi di interesse hanno toccato il minimo storico nell’anno appena concluso, quindi la quota di interessi sul debito dovrebbe essere sotto controllo. C’è ancora molto da lavorare – per Pier Carlo Padoan e chi prenderà il suo posto dopo il voto –. Per l’ultimo Focus dell’Ufficio Parlamentare di Bilancio (Upb) il cui scopo è di offrire una breve panoramica delle politiche di bilancio presentate dagli Stati membri di Eurolandia nei loro Documenti programmatici di Bilancio, soltanto Germania e Olanda avrebbero risorse e capacità per tornare a promuovere politiche espansive, mentre tutti gli altri Paesi dovranno proseguire con l’austerità.

di Claudio Russo

Lascia un commento

Your email address will not be published.

*

Latest from Politica

Go to Top