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Il Pappagallo dei Papi e il mecenatismo 2.0; così è andata in Vaticano

Il Pappagallo dei Papi e il mecenatismo 2.0; così è andata in Vaticano

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Un tempo la Città del Vaticano era tutto un giardino, verde, dove i Pontefici trascorrevano parte del loro tempo. Poi, dal Trecento in poi, gli edifici si sono moltiplicati. Di conseguenza i Papi hanno cominciato a farsi dipingere fiori, piante e animali sulle facciate del Palazzo Apostolico e delle costruzioni minori che costituiscono il cuore del cattolicesimo e un piccolo Stato dentro lo Stato italiano.

E’ così, grazie a un caso fortuito, a un grande lavoro di ricerca a un mecenate esperto di mecenatismo 2.0, che si è scoperto il “Cortile del Pappagallo”, un apparato al centro del quale c’è proprio l’animale tropicale. L’opera, cosiddetta “Hortus Conclusus”, di cui oggi è visibile qualche frammento nella parte alta delle mura del cortile e di cui alcuni lacerti sono conservati nei Musei vaticani in attesa di restauro, era stata commissionata da Papa Pio IV all’architetto Pietro Ligorio e al pittore Taddeo Zuccari e rappresentava una sorta di giardino mistico e intimo, dedicato alla contemplazione e al riposo, abitato da animali di varia natura tra cui spiccavano alcuni pappagallini colorati.

Il pappagallo non rappresenta solo una scelta estetica: in quanto animale dotato di parola, era infatti considerato un trait d’union tra la natura e l’uomo.

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Quell’apparato decorativo risalente al 1500, però, rischiava di andare perduto. Ci sono volute ben 5 anni di studio condotto dall’architetto Maria Mari e il lavoro dell’architetto Marcella Morlacchi che ha riprodotto su pannelli i disegni originari in acquerello per produrre un volume scientifico che ha riportato alla luce forma e colori originari, lo ha riportato alla memoria e consegnato ai posteri.

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Il volume scientifico che riassume il lungo studio è stato presentato ieri sera nella preziosissima Sala Regia, all’interno del Palazzo Apostolico in Vaticano, incastonata tra la Cappella Sistina, dopo si eleggono i Papi, e la Cappella Paolina, quella “privata” dei Pontefici.

Ieri sera gli ospiti dell’evento di presentazione organizzato da Urban Vision, azienda leader nei restauri sponsorizzati, hanno potuto ammirare la ricostruzione del dipinto, che trovate qui accanto. Alla conferenza di presentazione dello studio hanno presenziato le principali autorità vaticane e, tra gli altri, il Segretario di Stato Monsignor Pietro Parolin, il Prefetto della Casa Pontificia, Monsignor Georg Gänswein, e il Cardinal Raffaele Farina.

 

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L’occasione si è rivelata anche un momento di confronto sul tema del mecenatismo moderno e sull’incontro tra privato ed istituzioni nella cura e tutela dei beni Culturali in Italia, dove insiste la maggiore densità di monumenti del globo, e nel mondo.  Il tema è quello più caro ad Urban Vision che, con l’occasione, ha ufficializzato il debutto della nuova business unit, dedicata all’ideazione di progetti di comunicazione e forme innovative di sostegno e valorizzazione del patrimonio artistico. “Siamo estremamente onorati ed orgogliosi di aver contribuito al compimento di questo importante progetto che ha permesso di riprodurre, dopo lunghi studi e analisi, i disegni originari dell’affresco perduto del Cortile del Pappagallo”, ha dichiarato il presidente di Urban Vision, Gianluca De Marchi.

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“Questo straordinario evento rappresenta un primo passo nella nostra ricerca di nuove strade e scenari di valorizzazione che colgano le infinite opportunità e il valore strategico del nostro patrimonio artistico”, ha aggiunto il numero uno della società, che ha citato i vantaggi del “mecenatismo 2.0” e, tra questi, il supporto alla reputation online degli investitori.

di Giulia Romiti

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