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Referendum e riforme costituzionali, quanta enfasi: ecco le sedici già approvate

Referendum e riforme costituzionali, quanta enfasi: ecco le sedici già approvate

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Ogni volta sembra l’unica, la più importante. Eppure dal 1948 ad oggi ci sono state ben sedici modifiche alla Costituzione, altrettante riforme, ben più “importanti” di quella proposta da Matteo Renzi e Maria Elena Boschi, sottoposta al referendum domani. Dopo l’approvazione del testo del 1948, la prima modifica, agli articoli 56, il 57 e il 60, è stata fatta nel 1963. Le modifiche riguardavano  elezione, composizione e durata in carica di Camera e Senato. Le modifiche prevedevano il numero dei deputati, 630, e quello dei senatori, 315, e disponeva che nessuna Regione potesse avere un numero di senatori inferiore a sette, Val D’Aosta a parte. Quelle modifiche facevano diventare uguale la durata in carica delle due Camere, cinque anni. Sempre nel 1963 fu modificata la Costituzione per istituire la regione Molise e stabilire che pure a lei, pur piccola, spettavano due senatori.

La seconda modifica fu fatta nel 1967. Vennero cambiate le norme sulla Corte costituzionale che stabilivano che i giudici eletti durassero in carica nove anni anziché 12 e che nei giudizi d’accusa contro il Presidente della Repubblica fossero coinvolti, oltre ai “normali” giudici della Corte, sedici membri tratti a sorte da un elenco di cittadini aventi i requisiti per l’eleggibilità a senatore, quindi con più di quaranta anni.

Nel 1989 è stato modificato l’articolo 96 della Carta e venne stabilito che premier e ministri, anche se cessati dalla carica, siano sottoposti, per i reati commessi nell’esercizio delle loro funzioni, alla giurisdizione ordinaria, previa autorizzazione del Senato della Repubblica o della Camera dei deputati. Prima erano messi in stato d’accusa dal Parlamento in seduta comune. Più recentemente, nel 1991 venne introdotta una modifica all’articolo 88 della Costituzione che stabiliva che il presidente della Repubblica non potesse sciogliere le Camere negli ultimi sei mesi del suo mandato, faceva nascere il cosiddetto “semestre bianco”.

Nel 1992 sono cambiati amnistia e indulto, fino a quel momento concessi dal Presidente della Repubblica. Con la riforma viene stabilito che a deciderli sia una legge deliberata a maggioranza dei due terzi dei componenti di ciascuna Camera.

Nel 1993, mentre imperversava Tangentopoli, viene modificato l’articolo 68 sull’immunità parlamentare. La pressione della magistratura e dell’opinione pubblica spinge il Parlamento a diminuire le garanzie per i suoi membri. Fino a quel momento serviva l’autorizzazione delle Camere anche solo per avviare un’indagine su un deputato o senatore, mentre il nuovo articolo 68 invece stabilì che l’autorizzazione delle Camere fosse necessaria solo per perquisizioni e arresti, salvo che ci si trovi di fronte a un delitto solitamente punito con l’arresto in flagranza. Analoga autorizzazione è richiesta per sottoporre i membri del Parlamento ad intercettazioni telefoniche e ambientali.

Nel 1999 vengono modificati gli articoli 121 e 122 per l’elezione diretta del Presidente della Giunta regionale e l’autonomia statutaria delle Regioni e, successivamente, l’articolo 111 con l’inserimento dei principi del giusto processo.

Soltanto sedici anni fa, nel 2000 viene modificato l’articolo 48 istituendo la circoscrizione Estero per l’elezione delle Camere, la stessa che oggi, forse, cambierà gli esiti della consultazione, dal momento che hanno votato il 40% degli aventi diritto. Nel 2001 un’altra revisione della Costituzione stabiliva che i deputati eletti all’estero sono 12, 6 i senatori.

Nel 2001 ci fu un’altra modifica costituzionale molto discussa. Il governo di centrosinistra aveva modificato il titolo V della Costituzione stabilendo una nuova ripartizione tra competenze tra Stato e Regioni,  prevedendo materie concorrenti. La riforma non ottiene la maggioranza dei due terzi in Parlamento e viene sottoposta a referendum confermativo, il primo nella storia della Repubblica: vincono i sì con il 64,2% e la riforma diventa legge. Il successo di Matteo Renzi, dunque, non sarebbe epocale come qualcuno vorrebbe far credere.

Nel 2002 viene abolita la disposizione transitoria della Costituzione secondo cui i membri e i discendenti di Casa Savoia non sono elettori e non possono ricoprire uffici pubblici né cariche elettive e cancella il divieto per gli ex reali, per le loro consorti e i loro discendenti maschi di ingresso e soggiorno nel territorio nazionale. La modifica costituzionale consentì il ritorno di Emanuele Filiberto, che si candidò anche alle elezioni con l’Udc.

Nel 2003 è stato modificato l’articolo 51 della Costituzione, che stabiliva che “la Repubblica promuove con appositi provvedimenti le pari opportunità tra donne e uomini”, introducendo di fatto la stagione delle pari opportunità. Le ultime due modifiche sono recentissime. Nel 2007 viene modificato l’articolo 27 della Costituzione abolendo definitivamente la pena di morte che fino a quel momento, invece, era ammessa non nei casi previsti dalle leggi militari di guerra, mentre soltanto nel 2012, sotto impulso del governo di Mario Monti, viene introdotto il principio del pareggio di bilancio in Costituzione attraverso una modifica dell’articolo 81 della Carta. Dall’ultima modifica alla Costituzione sono passati solo 4 anni, dunque, e in gioco non ci sono “futuro” e “passato”,  ma la diciassettesima proposta di modifica.

di Claudio Russo

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