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Affluenza a Sud, orientamenti in Emilia: cosa deciderà il referendum per l'Istituto Cattaneo

Affluenza a Sud, orientamenti in Emilia: cosa deciderà il referendum per l’Istituto Cattaneo

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Referendum sì, importante certo. Ma quello di domenica, 4 dicembre, non è certo il primo referendum costituzionale della storia italiana, né, forse, il più importante. A ricordarlo e a tradurre la storia in insegnamenti utili per il futuro è stato l’Istituto Cattaneo. La fondazione di ricerca che studia flussi elettorali e motivazioni che spingono a scegliere questo o quell’altro partito o posizione politica ha analizzato i dati della partecipazione elettorale nei referendum sulla riforma del Titolo V della Costituzione del 2001  e quelli sulla riforma di 54 articoli proposta dal governo di centrodestra guidato da Silvio Berlusconi nel 2006. Il dato più macroscopico riguarda la partecipazione: al referendum vota il 30% in meno degli elettori rispetto agli altri appuntamenti elettorali. I ricercatori cominciano col segnalare la diversa distribuzione della partecipazione elettorale nelle Regioni italiane: l’affluenza nel 2006 è maggiore nel Nord e nella zona “rossa”, mentre si attesta al di sotto del 55% percento sia nel entro (52,2%) che nel Sud, dove si ferma in media al 42,7%. Questa differenza, per la verità, è riscontrabile anche alle Politiche.

Alle elezioni del 2006, infatti, quelle temporalmente più vicine al referendum del giugno 2006,  la differenza di partecipazione tra Centro-Nord e Sud superava i 10 punti percentuali. In linea generale, il calo della partecipazione tra le politiche e il referendum costituzionale si attesta attorno ai 30 punti percentuali. Questo significa che poco meno di un elettore su tre, tra coloro che avevano votato alle Politiche, non si è recato ai seggi per esprimere la propria opinione sul disegno di revisione costituzionale. Il referendum “su” Berlusconi e quello “su” Renzi sono vissuti – secondo i ricercatori – in maniera diametralmente opposta: nel primo caso il referendum seguiva le elezioni politiche, mentre nel secondo caso il referendum anticipa le Politiche del 2018 e viene perlopiù percepito dall’opinione pubblica come l’occasione per esprimere un giudizio sul governo di Matteo Renzi. C’è un dato storico che lascia supporre che il “Sì”, domenica, possa essere avvantaggiato.

Nel Nord-Ovest e nel Nord-Est e nelle Regioni “rosse” dove il Pd va più forte il calo dell’affluenza è inferiore agli altri posti, si ferma al di sotto di 30 punti percentuali, mentre nel Sud – dove è più solido il blocco del centrodestra – il dato è superiore. In Emilia Romagna, Toscana e Umbria, dove il partito del premier è più forte, voteranno presumibilmente più persone. In occasione del referendum costituzionale del 2001, la zona “rossa” mostra percentuali lori più elevate di partecipazione nei due referendum costituzionali, al contrario di quasi tutte le province di Molise, Campania, Basilicata, Puglia, Calabria, Sicilia, che riportano i valori più bassi in termini di affluenza. L’Istituto Cattaneo segnala anche un altro elemento che fa ben sperare Palazzo Chigi. Nel Sud la correlazione tra il voto per la coalizione di Berlusconi e il voto favorevole alla riforma costituzionale del 2001 è più debole rispetto alle altre zone. Ne consegue che la “base” berlusconiana nelle province del Sud si è rivelata meno compatta nel seguire le indicazioni del partito. Nel caso dello schieramento guidato da Romano Prodi nel 2006 la vera forza elettorale risiedeva nella  zona “rossa” dove la mobilitazione in vista del referendum è stata molto più elevata rispetto alle altre zone d’Italia, ma oggi – seppur il Professore abbia fatto sapere che voterà “Sì” – in quelle stesse Regioni è forte la minoranza Pd, che sta facendo campagna per il “No”. Rispetto ai precedenti test, però, c’è una novità non trascurabile. A partire dal 2013, con l’esordio del Movimento 5 stelle, il sistema politico è diventato tripolare, ma ancora non sappiamo quali effetti avrà questo nuovo assetto partitico sui temi costituzionali. L’elettorato del M5s non è stato ancora messo alla prova di un referendum costituzionale: in quale misura si atterrà alle indicazioni dei leader del Movimento e, soprattutto, quanti dei supporter usciranno dalle loro case e dai loro pc per andare a posare una scheda dentro le urne?

di Claudio Russo

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