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Alla scrivania per 53 ore, straordinari per 80: il Giappone mette un freno al Karoshi

Alla scrivania per 53 ore, straordinari per 80: il Giappone mette un freno al Karoshi

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Altro che disoccupazione, crisi, cassa integrazione. In Giappone sono ancora frequentissimi i casi di morte da superlavoro, ma, finalmente, le autorità hanno deciso di mettere un freno. La Dentsu, gigante nipponico della pubblicità, è stata perquisita oggi da un gran numero di ispettori del lavoro per trovare eventuali prove di eccessivi carichi dei lavoro per i dipendenti. L’irruzione degli ispettori nasce in seguito al suicidio di una giovane dipendente dell’azienda, Matsuri Takahashi, che si era tolta la vita proprio il giorno di Natale dello scorso anno. Contro l’azienda è stata aperta un’inchiesta penale, subito era stata aperta una indagine. Gli ispettori del lavoro, in questi casi, sono investiti di poteri analoghi a quelli della polizia criminale, quindi possono fare arresti e fanno riferimento alla procura. Secondo quanto riferisce l’agenzia di stampa Kyodo, gli “investigatori”  hanno indagato sugli orari di lavoro, provano a capire se i carichi di lavoro siano sopportabili o meno. <Non si tratta solo del suicidio di una giovane dipendente>, ha commentato uno degli ispettori, a quanto riferisce il quotidiano Japan Times. <Noi vogliamo indagare complessivamente le pratiche gestionali rispetto al lavoro della compagnia>. La ragazza della quale hanno parlato tutti i media del mondo era stata  assunta da pochissime settimane e si occupava della pubblicità online: finito il periodo di prova, da ottobre 2015, si era trovata a dover svolgere più di 100 ore di straordinario in un mese, rispetto alle 40 ore precedenti.

In particolare, il 25 ottobre 2015, secondo quanto ha accusato la famiglia, ha lavorato per 53 ore consecutive, con solo 20 minuti di pausa. I documenti aziendali trovati dagli ispettori, tuttavia, parlano di straordinari per 69 ore e 59 minuti in un mese, un minuto meno del limite legale di 70 ore. Sui profili personali dei social network la ragazza, prima del tragico gesto, si era sfogata e aveva persino espresso il desidero di <morire>, cosa che ha effettivamente fatto il 25 dicembre, buttandosi già dal tetto del dormitorio aziendale. Nello Stato del Sol Levante esiste una parola per indicare la morte da superlavoro: “Karoshi”. L’eccessivo stress cui vengono sottoposti i lavoratori è tornato all’onore delle cronache dopo che è emersa la storia di un giovane operaio filippino, Joey Tocnang, che ebbe un infarto causato dagli eccessivi tempi di lavoro. Il mese scorso il governo di Tokyo ha diffuso uno studio molto preoccupante: il rapporto annuale sul Karoshi. Il 23 per cento delle 1.743 aziende interpellate nello studio ha dichiarato di aver avuto dipendenti che hanno fatto straordinari per oltre 80 ore al mese, un livello superiore a quello di guardia. Il 12 per cento ha dichiarato di aver fatto lavorare dipendenti oltre 100 ore extra al mese. Il 44 per cento di queste aziende appartiene al settore del’informazione e della comunicazione. Nel 2015 sono stati 96 i decessi dovuti a infarto o ictus e riconosciuti come causati dal superlavoro, oltre a 93 suicidi che sono stati direttamente collegati all’eccessivo carico lavorativo. Va poi presa in considerazione la situazione di 2.159 suicidi, che sono stati attribuiti almeno in parte a problemi lavorativi.

di Claudio Russo

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