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Tutto "ma le Coop no": ecco il testamento (di guerra) di Mister Esselunga

Tutto “ma le Coop no”: il testamento (di guerra) di Mister Esselunga

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L’Esselunga si potrà pure vendere, un giorno, ma, “attenzione, mai alle Coop”.  La battaglia di una vita, Bernardo Caprotti, l’ha messa nero su bianco anche nel suo testamento, in cui, oltre a spartire soldi, case e quadri, ha tracciato il futuro dell’azienda che aveva creato con una vita di lavoro, ora nelle mani dei suoi eredi, in primis la moglie Giuliana e la figlia Marina. Il passaggio è tratto dal documento di 13 pagine steso il 9 ottobre 2014, cioè due anni prima della morte dell’imprenditore, avvenuta qualche giorno fa: “L’azienda – si legge – è diventata attrattiva. Però è a rischio. E’ troppo pesante condurla, pesantissimo “possederla”; questo Paese cattolico non tollera il successo”. Per questa ragione Caprotti dice di augurarsi una partnership con un gruppo straniero: “Occorre trovarle, quando i pessimi tempi italiani fossero migliorati, una collocazione internazionale”. Il fondatore dell’impero che ha un fatturato di 76,3 miliardi e viene affidato per il 70% alla moglie Giuliana Albera e alla figlia Marina Sylvia, per il restante 30% diviso in parti uguali tra gli altri due figli Violetta e Giuseppe, sembra promuovere eventuali partner olandesi e boccia, invece, gli spagnoli.  “Ahold sarebbe ideale”, scrive il patron di Esselunga nel testamento, “Mercadona no”. Su questo non insiste, però, su un altro punto sì: “Attenzione: privata, italiana, soggetta ad attacchi, può diventare Coop. Questo – sono le ultime parole del testamento – non deve succedere”.

Il testamento prova anche a rimettere in ordine le cose dentro la famiglia del patron dei supermarcati. “Famiglia non ci sarà, ma almeno non ci saranno le lotte, o almeno saranno inutili. Auspico veramente che non ci siano ulteriori contrasti e pretese, che ognuno possa starsene in pace nei propri ambiti”, aggiungeva. L’imprenditore aveva lavorato ad una spartizione certosina di case, castelli, quadri e Bentley tra i due rami della famiglia che si sono contesi a lungo in passato la catena di supermercati. Il primo che viene citato nel testamento è il primogenito Giuseppe che ha ricevuto l’appartamento sul Golf di Monticello, l’appartamento di Verbier in Svizzera, la villa di famiglia ad Albiate, la biblioteca di 4mila volumi del bisnonno Giuseppe Caprotti , “ritenuta di grande interesse dall’esperto Vigevani soprattutto per la raccolta di libri di storie locali”, l’archivio di famiglia, nonchè un De Chirico. A Violetta, oltre a due case il cui domicilio viene oscurato nel documento, va “la proprietà che mi è in assoluto più cara”, cioè il castello di Bursinel sul lago di Ginevra, per un totale di 45 ettari e quadri tra cui un olio di Zandomeneghi. Alla moglie Giuliana va un altro appartamento sul Golf di Monticello, la metà della casa di Skiathos, la proprietà di Fubine nel Monferrato, comprensiva di una casa di caccia, e la barca Alfamarine. Alla figlia Marina è stata destinata l’altra metà della casa in Grecia, la donazione di 8 milioni come contributo per l’acquisto della casa a Londra di Egerton Terrace e l’intero possedimento sul mare a Zonza, nel sud della Corsica. Ai nipoti Caprotti ha regalato la metà dei suoi conti correnti e dossier titoli, mentre l’altra metà dei risparmi è andata alla fidata segretaria Germana Chiodi. Anche il genero Francesco Moncada di Paternò, marito della figlia Marina, l’imprenditore ha voluto lasciare qualcosa: la sua Bentley.

 

Di Claudio Russo

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