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Il premio Biennale a Caponi, l’artista che voleva essere un ingegnere

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Un po’ Maurizio Cattelan per la sua verve provocatoria, un po’ artista d’altri tempi, di quando non c’erano scanner e fotocopiatrici in 3D, per la cura maniacale che usa per le sue riproduzioni. Andrea Caponi ha trenta anni, è un ingegnere, e la sua prima matita (grigia) non l’ha presa in mano da piccolo, ma pochissimi anni fa. “Ho cominciato a disegnare così, per caso, senza crederci troppo nemmeno io…”, ricorda nella sua casa tra i monti Simbruini, dalla quale si vede quell’azienda dove ha lasciato un posto “sicuro” per intraprendere la carriera dell’artista che lo è meno, ma che gli sta dando mille soddisfazioni. Pochi giorni fa l’ultimo premio, per la sua opera intitolata “Introspezione”, che racconta dell’uva e del vino della sua terra, ed è arrivata prima alla V Biennale d’arte di Pomezia.

Introspezione
“Introspezione”. Matite. 2016

“Scivola tra i calli ciò che siamo. Sottile confine di mani che credono di poter costringere l’essenza delle cose, sacrificarla a noi stessi. Chi ero prima di iniziare, chi sono adesso? E’ la carta stessa a dirmi che non è possibile e al di là del velo, oltre gli squarci, ci sono ancora io. Da qualche parte, ci sono ancora io”, è la “didascalia” dell’opera, che vedete qui sopra.

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“Sobrietà”. Matite, 2014

Andrea Caponi oggi è un artista ricercatissimo, sulla sua pagina Facebook è un profluvio di complimenti, produce opere “senza stress”, realizza disegni su commissione, opere realistiche, pop art, ritratti. “Sono molto occupato”, ammette con un filo di soddisfazione,  immortalato sempre col sorriso mentre realizza le sue opere.

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Andrea Caponi al lavoro

Sono passati soltanto tre anni da quel maggio del 2013 in cui, davanti agli sguardi increduli di Marina e Natale, i genitori che l’hanno sempre incoraggiato, per “sciogliere” la mano in vista di alcuni esercizi di ingegneria ha realizzato il ritratto di un’amica con una precisione sbalorditiva. “Così ho iniziato e fare i ritratti, a compiacermi di quanto piacesse ai miei amici riceverli, quanto questo li rendesse felici, ed ho virato la mia vita sull’arte”, ricorda oggi. Quei ritratti hanno segnato la svolta della sua vita, un cambio di prospettiva. “Ma io sono e resto un ingegnere”, scherza.

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Chevrolet 1955, Acrilico su parete. Andrea Caponi

Le opere di Caponi sono dark, ma mai scure, non c’è pessimismo nei grappoli d’uva e negli altri elementi della “sua” terra, a Piglio, quello spicchio di montagna ricoperta di viti e ulivi compreso tra le province di Roma e Frosinone, che ama ricordare in ogni sua opera, ma, al contrario, desiderio di natura e pace: l’assoluto realismo rende omaggio alla bellezza della natura. “Mi piace realizzare su “tele” particolari, dare l’idea di un’opera che fuoriesce dal foglio e colpisce chi la guarda”, spiega, illustrando le caratteristiche di “Introspezione”, realizzato a matita su carta.

Di Giulia Romiti, Foto Andrea Caponi, Andreacaponiart

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