La scimmia della notizia

Mariastella Gelmini

“Noi, i copioni del Pd e il mercatino culturale di Milano”. Intervista a Mariastella Gelmini

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Stefano Parisi adesso è in campo e i sondaggi dicono che potrebbe addirittura farcela a diventare il prossimo sindaco di Milano. Tra i “kingmaker” del manager, attorno al quale si sono riuniti i tre principali partiti del centrodestra, c’è Mariastella Gelmini. Già ministro dell’istruzione e della Ricerca del governo di Silvio Berlusconi, è vicepresidente del gruppo di Forza Italia alla Camera dei deputati e coordinatrice lombarda del partito. <Noi abbiamo copiato il Pd? Semmai è esattamente il contrario…>, dice.

Onorevole Gelmini, finalmente il centrodestra ha un candidato a Milano, Stefano Parisi. Vi accusano, però, di avere “copiato” il Pd, che ha scelto Giuseppe Sala, un manager. E’ così?

<Stefano Parisi è il terzo manager che candidiamo a Milano, dopo Gabriele Albertini e Letizia Moratti. Chi copia chi? Noi abbiamo scelto chiedendoci chi sia il candidato migliore per Milano. Poi, non tutti i manager son uguali. Andiamo a vedere chi ha rischiato in proprio e chi ha gestito un evento già avviato con risorse pubbliche>.

Con due candidati così, una cosa è certa: avete “rottamato” Giuliano Pisapia. Dove e perché ha fallito il sindaco “arancione”?

<Il fallimento della Giunta non può essere scaricato tutto su Pisapia. Il Sindaco non era solo a Palazzo Marino. Il Pd è l’asse portante della maggioranza che ha sostenuto Pisapia e adesso non può chiamarsi fuori con un maquillage poco credibile. Tutti i fallimenti di questa Giunta portano chiara la firma del Pd a partire dai più clamorosi come l’aumento fiscale o la mancata approvazione della delibera sugli scali ferroviari. Troppo facile colpevolizzare Pisapia>.

Stefano Parisi è sostenuto da un centrodestra “largo”, che comprende anche Ncd; è un primo passo per la ricostruzione dello schieramento?

<A Milano i moderati guardano più ai contenuti che alle etichette di partito. Qui c’è pragmatismo. E’ la tradizione ambrosiana: i partiti contano per i contenuti che portano. Centrodestra “largo” vuol dire che tiene dentro tutti i temi che stanno a cuore ai moderati. A Milano si fa politica sui programmi, il che è diverso rispetto alla prassi nazionale e alle liturgie del Transatlantico>.

 

E Vittorio Sgarbi? Il suo nome era in lizza…

<Vittorio Sgarbi ha fatto molto per Milano e sono certa che il suo contributo sarà ancora fondamentale. Lo ringrazio per il senso di responsabilità che ha avuto ritirando la sua candidatura. Sgarbi sarà indispensabile per il programma e per l’amministrazione che stiamo costruendo>.

Stefano Parisi proverà a stringere un accordo con Corrado Passera, il candidato di Italia Unica; crede che sia un obbiettivo possibile?

<Ho detto da subito e per prima che Passera dovrebbe chiedersi cosa fare dei voti che riceverà. Con una coalizione moderata così ampia l’unico modo di dare un senso al suo impegno per Milano è convergere e dialogare con noi. Sono fiduciosa>.

Come vedete la situazione nel centrosinistra a Milano?

<Una parte del centrosinistra arancione sta tentando di risalire sul carro di Sala, un’operazione imbarazzante. Un’altra parte, che io rispetto anche di più, pensa a un candidato radicale. La situazione si fa difficile per Sala>.

Quali sono i temi su cui punterete la campagna elettorale a Milano?

<Oltre ai temi tradizionali del centrodestra, tasse, sicurezza, libertà economica, ci sono i temi che parlano alla città: la cultura e il welfare. La sinistra pensava di averne il monopolio e invece ha fatto acqua. Il welfare è stato ridotto a un mercatino delle associazioni in chiave elettorale da Pier Francesco Majorino e la cultura a un soffocante conformismo vecchia maniera. Tutto questo deve cambiare. Con Stefano Parisi si apre la strada ad un welfare moderno, all’altezza dei tempi e della crisi che ha colpito tantissimi lavoratori, e ad una cultura internazionale>.

Intervista di C. Russo

12/01/2016

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