La scimmia della notizia

Sunny Days, quando l’Arte fa crowdfunding in Rete

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Si chiama BeArt ed è la piattaforma di crowdfounding verticale, interamente dedicata al mondo dell’arte, a cui Stefano Ciannella ha voluto affidare il suo progetto fotografico “Sunny Days”, curato da Pia Lauro. Non stupisce: Ciannella è un artista eclettico, con una sensibilità da sempre incline alle sperimentazioni: l’innovazione gli è congeniale, cosi come ogni forma di comunicazione liquida. Per Sunny Days ha quindi deciso di scommettere su una sorta di neo-mecenatismo 2.0 e di eleggere la Rete a veicolo nobile di un messaggio forte, intenso che intende descrivere la “prepotente bellezza e fascinazione della follia”.

OPG – acronimo di Ospedale Psichiatrico Giudiziario – è il vero cuore dell’intero lavoro.  Si compone di una serie fotografica in bianco e nero, stampata su carta baritrata, che Ciannella ha realizzato visitando i reparti dell’istituto di reclusione della città di Aversa, difficile realtà urbana da oltre 50mila anime sita tra Napoli e Caserta. Acuto osservatore delle pieghe più nascoste del disagio sociale, l’obbiettivo di Ciannella si sofferma ad indagare le zone grige di queste vite sospese. “Cosa distingue la follia da tutto il resto, da quella che viene comunemente definita normalità e che percepiamo tanto rassicurante? Come è possibile dividere per categorie psichiatriche, uomini affetti da sintomi comuni e noti, ma divisi e diversi, per storia e identità personale. Come si può dare forma alla malattia e non alla memoria di un uomo?”.

Queste ed altre domande l’artista ci sussurra sottovoce mentre ritrae, senza filtri di sorta o colori distraenti, le mani di pazienti, psichiatri, ufficiali DAP,  assistenti sociali, familiari in visita. I pazienti, in particolar modo, prigionieri di farmaci annichilenti, vivono “in uno stato perenne di sospensione dalle proprie vite, in cui viene imposto loro di non agire: è un momento di possibilità/impossibilità in cui ogni azione ha uno spettro di effetti solo nel breve periodo (mangiare, dormire, passeggiare, urlare, masturbarsi, odiare, azionare violenza), mentre è negata in modo assoluto la progettualità a lungo termine.” Da qui il paragone “della dimensione temporale del malato a quella della vacanza di un comune individuo” e da qui il titolo del progetto, Sunny Days, dove la quotidianità dei pazienti declina se stessa come una ciclica ripetizione di giorni di riposo tutti uguali l’uno all’altro. Per aderire al “Sunny Days”  https://www.beartonline.com/sunny-days

di Daniela Dama

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