La scimmia della notizia

A'dam

Luci (meno) rosse e arte sempre accesa: la nuova vita di A’dam

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Certo, i coffee shop ci sono ancora. Piccoli, affollatissimi di ragazzini appena maggiorenni provenienti dal Sud del Continente e anzianotti rovinati, specie coi capelli rasta, ma resistono. Pure le vetrine con le donne “esposte” sopravvivono al new deal olandese: centoquindici delle cinquecento di “prima” sono state chiuse negli ultimi mesi, ma per un po’ gli allupati di mezzo mondo non avranno (cattive) sorprese. Dopo, chissà. Non a caso giusto un paio di mesi fa le “lavoratrici del sesso” sono scese in piazza per manifestare contro l'”ondata puritana”, protestare contro le chiusure.  La decisione del Comune di Amsterdam e del governo olandese di offuscare le “luci rosse” e ripulire l’immagine internazionale della Capitale è accompagnata con una serie di investimenti mirati a rendere (ancora) più vivace la vita culturale della città, compensare eventuali cali di afflusso. Di certo Amsterdam non corre il rischio di restare senza “attrazioni”, anzi.

 

A parte la cintura dei canali – considerata “patrimonio dell’umanità” dall’Unesco -, non c’è che l’imbarazzo della scelta su come trascorrere i giorni dedicati alla visita della “Venezia del Nord”, visto che la capitale olandese rappresenta uno dei principali centri museali d’Europa. A poche centinaia di metri di distanza l’uno dall’altro ci sono, per dire, il Museo interamente dedicato a Vincent Van Gogh e il Rijksmuseum. Quello dedicato al pittore olandese – che ha eseguito buona parte della sua ricchissima produzione tra Parigi e un centro per malati mentali dove si è ricoverato volontariamente – resta senza dubbio il preferito dai turisti europei ed americani. Nei tre piani allestiti dalla Fondazione si trovano tutte le principali opere di Van Gogh, che documentano le varie fasi della vita del pittore, dall’infanzia, ai vari stadi emotivi, fino alla morte. Tra le opere esposte ci sono “I mangiatori di patate”, “La camera di Vincent ad Arles” e una delle varie realizzazioni de “I girasoli”. Nel Museo ci sono anche le lettere del pittore ai famigliari – specie il fratello-mecenate – Theo e addirittura l’articolo di un quotidiano locale nel quale si fa cenno al drammatico suicidio dell’artista che nel corso della sua (breve) vita era riuscito a vendere una sola tela. A due passi di lì si trova un altro gioiello, il Rijksmuseum Amsterdam. Situato in un maestoso palazzo in Stadhouderskade, il museo possiede la più grande collezione di opere d’arte del periodo d’oro dell’arte fiamminga (1584-1702), opere importanti di Rembrandt e una considerevole collezione di arte asiatica.

 

 

Per non rendere troppo statica l’esposizione, la direzione cambia spesso le gallerie temporanee. In questo periodo, per esempio, è allestita una interessantissima mostra dal titolo “New for now”, le origini dei magazine di moda: la compongono ottomila bozzetti di abbigliamenti maschili e femminili, le prime copie delle “riviste di moda” dal 1600 fino al secolo scorso. Basterà la cultura per far dimenticare l’offuscamento delle “luci rosse”? Noi scommettiamo di sì.

di Giulia Romiti

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