La scimmia della notizia

Il Cavaliere e il Rottamatore: chi copia chi? Lo spiegone degli esperti

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Su di una cosa nessuno dei presenti ha avuto dubbi: la discesa in campo di Silvio Berlusconi nel 1994 è stato un vero “big bang” per la comunicazione politica nel nostro Paese. Il “Big bang di Silvio Berlusconi nella comunicazione elettorale italiana” era il titolo di un incontro-tavola rotonda organizzato da Antonio Palmieri, deputato di Forza Italia, “storico” collaboratore del Cavaliere in tutte le sue campagne elettorali, che si è tenuto alla Camera dei deputati. Al suo appello hanno risposto moltissimi parlamentari azzurri, e, soprattutto, docenti universitari, esperti e professionisti del settore della comunicazione come Sara Bentivegna, Francesco Amoretti, Franca Roncarolo, Cristopher Cepernich, Gianluca Comin, Giampietro Mazzoleni, Edoardo Colombo. Dentro l’affollata auletta della ex commissione Agricoltura ciascuno ha potuto dire la sua, costruire parallelismi e scovare qualche copiatura fatta da Matteo Renzi, mentre Palmieri raccontava retroscena inediti della sua lunga collaborazione con l’ex premier e attuale leader di Fi. “Matteo Renzi ha studiato noi e noi avevamo studiato gli americani. Sia Forza Italia nel 1994 che il Pd di oggi sono partiti che hanno un leader che cerca di parlare direttamente al suo popolo, senza intermediari”, ha sottolineato Palmieri. Il centrodestra, a differenza di quanto fa il Pd oggi, non si è mai rivolto ad agenzie esterne per “costruire” l’immagine del “capo”. “Abbiamo costruito il lavoro di comunicazione come una campagna elettorale permanente che dal 1994 si è protratta fino al 2011, considerandola una specie di “sfida per gironi” da superare in vista della finale”, ha aggiunto il deputato lombardo. Alla “finale” il Pdl ha conquistato 14 milioni di voti. Il segreto di quel successo? “Sono tre: una cornice di valori chiara tale da motivare la “scelta di campo”, il programma come elemento cardine attorno al quale chiedere il voto, un leader che era “testimone” e non semplice “testimonial”, ha aggiunto il deputato. Palmieri ha anche rivelato un piccolo “segreto” custodito ad Arcore fino ad oggi: Forza Italia, in realtà, si doveva chiamare “Italia Giusta”. Sara Bentivegna ha sottolineato che tra la comunicazione dell’ex premier e quella del presidente in carica ci sono analogie, ma una differenza fondamentale: “Il web è centrale nel modo di fare politica adottato da Renzi, mentre Berlusconi non è uomo di internet, bensì un migrante digitale”. Ciò non toglie – ha aggiunto – che l’uso che il Cavaliere faceva dei manifesti è lo stesso che il Rottamatore fa dei – ben più economici – tweet. Per l’esperto di comunicazione Francesco Amoretti, Berlusconi e Renzi hanno creato una “divisione di campo” attorno alla propria figura: si è pro o contro. Per il sociologo Edoardo Novelli la mutazione cominciata nel 1994 riguarda anche la tempistica della comunicazione politica, che si è trasformata in “campagna permanente”. Secondo la professoressa di Scienza politica Franca Roncarolo il rischio di questa evoluzione è che, col tempo, si arrivi all’ “inflazione degli annunci”. Di “annuncite” viene accusato frequentemente il segretario del Pd. Per il deputato piddino Ernesto Preziosi la “personalizzazione” della politica ha spesso impoverito i contenuti del confronto, mentre Deborah Bergamini – dal 1999 collaboratrice del Cavaliere – ha rilanciato il “contatto con il territorio”, rilanciando il “tour delle cento province” che il leader di Fi ha in programma per le prossime settimane. Giusto o sbagliato, geniale o scontato che sia stato, il “big bang” del Cavaliere è stato tale: “Abbiamo fatto scuola, non c’è’ dubbio. E’ stato sdoganato il marketing politico, sono state introdotte le mega-affissioni, le convention con soli leader sul palco, i nomi dei leader nei loghi elettorali; ci hanno irriso, poi ci hanno demonizzato, ma alla fine tutti ci hanno copiato”.

 

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