La scimmia della notizia

ITALIA UNICA, DIMISSIONI LUPI: ORA IL GOVERNO E’ ANCORA PIU’ A TRAZIONE PD

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Tre giorni per provare a resistere, confidando nella compattezza del suo partito che invece lentamente si sfilava alle sue spalle e Maurizio Lupi ha capito che le dimissioni da ministro prima di affrontare la mozione di sfiducia di Sel e M5S era l’unico modo per salvaguardare sì la sua famiglia come è andato ieri sera a dire a Porta a Porta (una gaffe istituzionale da sottolineare) ma soprattutto la propria carriera politica. Lo scandalo che lo ha travolto non è giudiziario ma tutto politico, in quel confine opaco che fa della supponenza del potere l’alibi per comportamenti etici che nessuna persona investita da incarichi pubblici può permettersi. Ora il governo è ancora più a trazione Pd, con un altro dicastero potente che verrà gestito direttamente dai renziani, e Ncd costretta a rimanere aggrappata a un esecutivo che nulla rappresenta di liberale o popolare, i valori che l’area moderata dovrebbe imparare a rivendicare e non a cedere per paura al progetto del Partito Unico. Restano le polemiche su come gli scandali vengono interpretati a seconda della tessera di partito che si ha in tasca e la necessità, soprattutto, di affrontare la corruzione con severità assoluta.

La foto di una delle vittime italiane sfregiate su Facebook dai militanti fondamentalisti  è rivoltante. “Abbiamo schiacciato un crociato” è molto peggio di un insulto, è la conferma che i terroristi vogliono davvero una guerra contro i crociati, come da tempo troppi segnali fanno capire. È il momento di prendere decisioni lucide e rapide, senza per questo farsi travolgere dall’emozione o dall’improvvisazione. Mentre si moltiplicano interviste di generali pronti all’azione, la politica continua a rimpallarsi le responsabilità. Mai come oggi deve essere l’Europa a chiedere a Usa e Russia un fronte comune contro il terrorismo. Renzi vorrebbe che fosse l’Italia in prima persona a guidare l’iniziativa contro l’Isis. Non crediamo sia sensato avere alfieri della libertà in prima fila in una missione così delicata, che per di più esporrebbe ulteriormente il nostro Paese al delirio della vendetta jihadista verso Roma, ma l’azione deve essere congiunta e coesa, sotto il vessillo dell’Onu, perché si tratta di una battaglia di civiltà dove l’azione diplomatica che coinvolga i Paesi moderati dell’altro lato del Mediterraneo, sostenendoli nella loro azione antiterrorista, deve prevedere ogni opzione.

Le vicende appena delineate fanno passare in secondo piano le altre vicende politiche di casa nostra, ma una notizia merita di essere sottolineata, ovvero la voce, non smentita al momento, di una candidatura diretta di Raffaele Fitto alle regionali pugliesi, terra di origine dell’europarlamentare che la Regione, tra l’altro, ha già guidato. Da avversario coraggioso di Berlusconi sul piano nazionale a leader che più locale non si può, quasi a confessare il fallimento di una rivoluzione in Forza Italia che il “ricostruttore” aveva cominciato con energia. Cosa è successo nel partito dell’ex cavaliere? E cosa è successo a Fitto e alle decine di parlamentari che lo sostengono? Nel caos totale che vive in queste settimane il partito capace di perdere dieci milioni di voti in pochi anni emerge chiaramente una lotta di tutti contro tutti che spinge molti colonnelli a riposizionarsi: chi verso il Pd come Verdini, chi privando a stringere ancor di più un cerchio fin troppo stretto intorno all’anziano leader, chi appunto attendendo tempi migliori di fronte allo strapotere renziano. Che al contrario va affrontato a viso aperto con la forza delle proposte e dei valori.

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