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L’Italia è jazz ma non lo sa; Franceschini stanzia 500mila euro

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I soldi non sono moltissimi, ma il segnale è chiaro: lo Stato vuol sostenere il jazz come gli altri generi di musica. A mandare il “messaggio” è stato il ministro dei Beni Culturali, Dario Franceschini. L’esponente del Pd ha presentato a Roma il cartellone estivo dei principali festival e rassegne jazz italiane. Complice la presenza del  trombettista Paolo Fresu (che sarà protagonista  dell’edizione di Umbria Jazz 2014 che parte tra un mese) e del presidente dell’Associazione I-Jazz, Gianni Pini, l’ex candidato alla segreteria Pd ha voluto dare la notizia: «Abbiamo previsto un fondo straordinario di 500 mila euro per interventi strutturali a favore del mondo del jazz, e soprattutto a favore dei giovani musicisti. Il fondo, che non si sostituisce al Fus, sarà operativo dal 2015 con un bando pubblico che stabilirà i requisiti per accedervi». Il ministro ha risposto ad alcune domande dei giornalisti presenti, curiosi soprattutto sulle coperture economiche dell’operazione, fatta in un periodo di spending review e ristrutturazione della spesa. «L’intervento farà leva sui fondi del Lotto;  è sbagliato immaginare il jazz come un fenomeno di nicchia». A confermare le parole del collaboratore di Matteo Renzi, capo di una corrente del Pd,  ci sono i numeri, riferiti al 2012, che parlano di 4 mila concerti jazz su un totale di 18 mila organizzati su e giù per lo Stivale, ai quali hanno assistito 500 mila spettatori. «Ciò dimostra che il jazz è un fenomeno grande, ma trascurato, sul quale la politica non ha investito. Il jazz in Italia ha potenzialità enormi: è una nostra eccellenza e non bisogna dimenticarlo, bisogna lasciarsi alla spalle una certa pigrizia», ha aggiunto. L’evento organizzato al MiBac è servito anche a dimensionare il fenomeno-jazz in Italia, un mercato nel quale operano poco meno di 500 soggetti. Ne ha parlato proprio Fresu, musicista noto in tutto il mondo: «Il jazz italiano esiste e rappresenta un fenomeno importante, anche se negli ultimi 20 anni non ha avuto grande attenzione da parte di chi doveva sostenerlo. La nostra musica rappresenta il meglio del nostro Paese, ne evidenza le nostre diversità e gli stili. Ci sono quasi 400 festival distribuiti su tutto il territorio», ha concluso.

Di Claudio Russo

 

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